
Il Ponte sullo Stretto resta fermo al nodo dei rilievi tecnici e amministrativi. Nonostante gli annunci del Governo sulla volontà di andare avanti, le osservazioni emerse sul progetto e il mancato visto di legittimità della Corte dei conti sulla delibera Cipess rendono inevitabile una nuova fase di verifiche, integrazioni e adeguamenti: passaggi che rischiano di spostare ancora in avanti l’avvio effettivo dei cantieri.
Al centro dell’attenzione ci sono le richieste di modifica e approfondimento avanzate sul progetto, con particolare riferimento agli aspetti sismici e idraulici. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici avrebbe sollevato questioni sulle analisi relative alla sicurezza dell’opera, imponendo ulteriori valutazioni tecniche prima di poter considerare chiuso l’iter autorizzativo.
La stessa società Stretto di Messina riconosce che il decreto-legge dell’11 marzo 2026 è intervenuto per disciplinare gli adempimenti necessari a rispondere alle osservazioni della magistratura contabile e ottenere una registrazione piena della delibera. Un percorso che, al di là della conferma politica dell’opera, richiede tempi tecnici e amministrativi non comprimibili.
Per i comitati No Ponte, l’ennesimo rinvio dimostra che l’opera continua a poggiare su un quadro progettuale fragile e incompleto. Le mobilitazioni delle ultime settimane a Messina e Villa San Giovanni hanno riportato al centro le criticità legate alla trasparenza degli atti, alla sicurezza, all’impatto ambientale e alle priorità infrastrutturali dello Stretto.
Il fronte contrario al Ponte chiede che le risorse pubbliche vengano dirottate sulle emergenze reali del territorio: manutenzione delle strade, messa in sicurezza del patrimonio edilizio, trasporto ferroviario e collegamenti locali, sanità e contrasto al dissesto idrogeologico. Non è solo una contestazione dell’opera, ma la richiesta di un diverso modello di investimento pubblico.
Il costo complessivo previsto è di 13,532 miliardi di euro, quasi interamente finanziati con fondi pubblici. In una città segnata da fragilità strutturali, periferie prive di servizi e infrastrutture quotidiane insufficienti, la domanda resta la stessa: è questa la priorità per Messina e per la Sicilia?








