Addio a Emma Bonino, una vita in prima linea per la libertà

Emma Bonino è morta questa mattina a Roma, all’età di 78 anni, dopo una lunga malattia. La storica leader radicale, presidente di +Europa e più volte protagonista delle istituzioni italiane ed europee, lascia una delle eredità politiche più riconoscibili e controverse della storia repubblicana: quella di una donna capace di trasformare le battaglie civili in un impegno quotidiano, spesso solitario, sempre esposto.

Bonino era stata ricoverata il 7 settembre all’ospedale Santo Spirito di Roma per l’aggravarsi delle sue condizioni respiratorie. Dopo alcuni giorni in terapia intensiva, era stata trasferita in una struttura privata, ma la situazione era rimasta delicata. La notizia della morte è stata diffusa da +Europa. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che sono in preparazione le esequie di Stato.

Dall’aborto ai diritti civili

La sua storia politica è cominciata negli anni Settanta, dentro il Partito radicale di Marco Pannella. Fu tra le figure più visibili delle campagne per la legalizzazione dell’aborto e per l’affermazione dei diritti delle donne, in un’Italia ancora profondamente condizionata dalla cultura cattolica e da un ordinamento che puniva l’interruzione volontaria di gravidanza.

Bonino non si limitò alla propaganda politica. Partecipò direttamente alle iniziative di disobbedienza civile e alle mobilitazioni che portarono il tema dell’aborto clandestino al centro del dibattito pubblico. La sua azione contribuì a cambiare il linguaggio della politica italiana: il corpo, l’autodeterminazione, la libertà di scelta e la responsabilità individuale entrarono stabilmente nell’agenda nazionale.

Alle battaglie sull’aborto si affiancarono quelle per il divorzio, contro la pena di morte, contro la fame nel mondo e per la tutela delle minoranze. Negli anni successivi sostenne anche la liberalizzazione delle droghe leggere, la lotta all’infibulazione e il rafforzamento della giustizia internazionale.

Una radicale nelle istituzioni

Eletta alla Camera per la prima volta nel 1976, a soli 28 anni, Bonino fu deputata, europarlamentare, vicepresidente del Senato e ministra. Nel governo Prodi ricoprì l’incarico di ministro del Commercio internazionale e delle Politiche europee; nel governo guidato da Enrico Letta fu ministro degli Esteri, dal 2013 al 2014.

Ma fu soprattutto in Europa che la sua figura assunse una dimensione internazionale. Dal 1995 al 1999 fu commissaria europea, con responsabilità anche per gli aiuti umanitari. In quegli anni si occupò delle grandi crisi nei Balcani e nella regione dei Grandi Laghi africani, sostenendo un ruolo più rapido e concreto dell’Europa nelle emergenze umanitarie.

La sua idea di Europa non era soltanto quella del mercato comune o delle istituzioni comunitarie. Bonino immaginava una federazione democratica, capace di parlare con una voce unica sui diritti, sulla pace e sulla giustizia internazionale. Gli “Stati Uniti d’Europa” furono uno dei fili conduttori della sua attività politica fino agli ultimi anni.

Il rapporto con Pannella

Impossibile raccontare Emma Bonino senza ricordare Marco Pannella. Il loro fu un sodalizio politico tra i più intensi e complessi della storia italiana. Insieme condussero campagne referendarie, scioperi della fame e mobilitazioni che spesso sembravano destinate alla sconfitta, ma che riuscirono a spostare nel tempo il confine del possibile.

Pannella rappresentava l’anima più radicale, provocatoria e movimentista del partito. Bonino, pur mantenendo una forte identità libertaria, seppe muoversi anche dentro le istituzioni, assumendo responsabilità di governo e incarichi internazionali. Una differenza di stile e di metodo che non cancellò il legame, ma lo rese talvolta difficile e segnato da incomprensioni.

Con la morte di Bonino, dopo quella di Pannella nel 2016, si chiude simbolicamente una stagione irripetibile del radicalismo italiano. Una stagione fatta di minoranze combattive, referendum, iniziative spettacolari, digiuni e una fiducia quasi ostinata nella capacità della politica di cambiare la società.

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