
Un debutto prestigioso nel cuore della grande tradizione operistica italiana per il direttore d’orchestra messinese Marco Alibrando. A soli 38 anni, il maestro è salito per la prima volta sul podio del Teatro alla Scala di Milano per dirigere “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti, uno dei titoli più amati del repertorio belcantistico.
La produzione ha visto protagonisti gli allievi dell’Accademia di arti e mestieri dello spettacolo del Teatro alla Scala: giovani cantanti, artisti del coro e componenti dell’orchestra accompagnati da Alibrando nelle recite e nelle repliche andate avanti fino a ieri. Un’esperienza di particolare rilievo, non soltanto per il prestigio del palcoscenico, ma anche per il valore formativo del progetto, affidato a interpreti all’inizio del loro percorso professionale.
È lo stesso Teatro alla Scala a definire Marco Alibrando «uno dei più interessanti direttori italiani della nuova generazione». Il teatro milanese ne ha inoltre sottolineato il ruolo di «anima musicale dell’interessante progetto Voce all’Opera», associazione della quale il maestro è direttore musicale e vicepresidente.
Il debutto scaligero si inserisce in una carriera già ricca di esperienze internazionali. Alibrando ricopre attualmente l’incarico di Primo direttore del Deutsches Nationaltheater und Staatskapelle di Weimar, una delle più importanti istituzioni musicali tedesche. Dopo il debutto a Firenze, avvenuto a soli 24 anni, il direttore messinese ha costruito un percorso che abbraccia sia il repertorio sinfonico sia quello operistico.
La sua formazione è profondamente legata a Messina e a Milano. Al Conservatorio “Arcangelo Corelli” della città dello Stretto ha conseguito il diploma in Pianoforte, mentre al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano ha completato gli studi in Composizione e Direzione d’orchestra.
«Debuttare alla Scala – ha dichiarato Alibrando – è una grandissima emozione ma anche una grossa responsabilità, soprattutto dopo tanta gavetta».
Il maestro ha raccontato anche il particolare rapporto instaurato con i giovani musicisti coinvolti nella produzione: «Trovandomi a dirigere tutti artisti giovani, mi sento un po’ come un fratello maggiore, per accompagnarli verso un’opportunità che è anche occasione per esibirsi davanti al grande pubblico e agli addetti ai lavori».
In queste parole emerge la doppia natura dell’appuntamento: da una parte il valore simbolico dell’esordio in uno dei teatri più prestigiosi al mondo; dall’altra la dimensione pedagogica di un progetto che mette al centro la crescita di una nuova generazione di artisti.
Il debutto milanese ha avuto per Alibrando anche un significato personale. La produzione è stata infatti dedicata alla memoria del maestro Antonino Fogliani, recentemente scomparso, che per il direttore messinese è stato una figura decisiva sul piano umano e professionale.
«Ho avuto la fortuna di conoscere il maestro e la sua famiglia nel 2009, quando venne ad insegnare a Messina – ha ricordato Alibrando –. Grazie a lui ho scoperto un modo unico di fare musica, soprattutto nel teatro d’opera».
Il legame con “L’elisir d’amore” è particolarmente intenso: «È la prima opera che ho studiato con il maestro, una partitura che mi parla di lui e di tutte le sue geniali intuizioni. Per me questa produzione è interamente dedicata a lui».
Il nome di Marco Alibrando resta strettamente legato anche alla vita musicale della sua città. In più occasioni il direttore ha guidato l’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, l’ultima nell’aprile 2025, in occasione del concerto con il pianista Roberto Cominati.
Dal Conservatorio “Corelli” al prestigioso palcoscenico della Scala, passando per Firenze, Weimar e le numerose esperienze sinfoniche e operistiche, il percorso di Alibrando rappresenta una delle più significative affermazioni della scuola musicale messinese. Il debutto milanese aggiunge ora un nuovo capitolo a una carriera internazionale costruita con studio, gavetta e una crescente attenzione al rapporto tra tradizione e nuove generazioni.








