
Un’anfora in terracotta dalle caratteristiche riconducibili alle produzioni greco-italiche, databile tra il II e il I secolo a.C., è stata recuperata dai fondali dello Stretto di Messina durante il monitoraggio ambientale preliminare ai lavori dell’elettrodotto “Bolano-Annunziata”. Il reperto, individuato a circa un chilometro dalla costa di Villa San Giovanni e a 125 metri di profondità, è stato consegnato integralmente alla Soprintendenza competente.
Il ritrovamento
L’anfora giaceva in prossimità del tracciato previsto per i cavi sottomarini, in un’area sottoposta alle verifiche archeologiche e ambientali svolte da Terna prima dell’avvio delle operazioni in mare, in coordinamento con la Soprintendenza. La scoperta conferma, ancora una volta, il valore storico e archeologico dei fondali dello Stretto, crocevia marittimo tra Sicilia e Calabria già frequentato nell’antichità.
Il recupero è avvenuto prima della posa dei cavi, nell’ambito delle attività di monitoraggio ambientale: una procedura che ha consentito di tutelare il reperto senza interrompere l’avanzamento del cantiere. L’anfora, ora affidata agli uffici competenti, potrà essere sottoposta alle necessarie analisi di catalogazione, conservazione e studio.
Il cantiere nello Stretto
Il ritrovamento accompagna l’avvio ufficiale dell’installazione dei cavi sottomarini dell’elettrodotto “Bolano-Annunziata”, il nuovo collegamento in corrente alternata a 380 kV tra la Sicilia e la Calabria. Le attività sono affidate a Prysmian, che produce i cavi e ne cura la posa con la nave specializzata “Leonardo da Vinci”.
Il piano in mare prevede tre cavi, ciascuno lungo circa 7,5 chilometri, tra le coste della provincia di Reggio Calabria e quelle della provincia di Messina, fino a una profondità massima di circa 250 metri. Il primo cavo è già stato posato lungo il tratto tra l’approdo di Bolano, in Calabria, e quello di Annunziata, a Messina; il secondo è in fase di ultimazione, mentre il terzo dovrebbe essere completato entro i primi giorni di novembre.
Un’opera strategica per la rete
Il nuovo collegamento consentirà di innalzare fino a 2.000 megawatt la capacità di scambio elettrico tra l’Isola e il Continente, con benefici in termini di flessibilità della rete e maggiore integrazione della produzione da fonti rinnovabili. L’infrastruttura si affiancherà agli elettrodotti già in esercizio “Sorgente-Rizziconi”, attivo dal 2016, e “Bolano-Paradiso”, realizzato negli anni Ottanta.
Si tratta inoltre di una prima tecnologica per la Rete di Trasmissione Nazionale: per la prima volta verranno installati cavi sottomarini in corrente alternata a 380 kV con isolamento in XLPE. Il collegamento sarà dotato di un sistema di monitoraggio sviluppato da Prysmian nel proprio centro di eccellenza di Palermo, destinato a verificare costantemente le condizioni dei cavi e a rafforzare l’affidabilità della gestione dell’infrastruttura.
Le opere di raccordo
Accanto ai lavori in mare proseguono le opere terrestri, con due collegamenti interrati che raccorderanno gli approidi dei cavi sottomarini alle stazioni elettriche di Annunziata, nel comune di Messina, e di Bolano, nel comune di Villa San Giovanni. Entrambi i tratti sono attualmente in fase realizzativa.
Dalla tecnologia delle reti elettriche ai reperti dell’antichità, il cantiere dello Stretto restituisce dunque una doppia immagine: quella di un’infrastruttura chiamata a irrigidire i collegamenti energetici del Mezzogiorno e quella di un fondale che continua a custodire tracce materiali della lunga storia di traffici, scambi e rotte tra le due rive.








