
Attesa nei prossimi giorni la decisione del Tribunale del Riesame in merito alla vicenda giudiziaria che riguarda l’ex Rettore Salvatore, in bilico tra un via libera definitivo o gli arresti domiciliari in attesa del processo. La vicenda tiene banco nel dibattito accademico e politico siciliano, con l’ex rettore che ribatte colpo su colpo.
L’ultima udienza si è protratta per circa un’ora, davanti al Tribunale del Riesame dove il collegio, presieduto dal giudice Maria Vermiglio e composto da Lia Silipigni e Antonino Aliberti, ha ascoltato le requisitorie della Procura – rappresentata dai pm Liliana Todaro e Roberta La Speme – che hanno rinnovato la richiesta di arresti domiciliari per Cuzzocrea. Il gip aveva già negato la misura cautelare, ma i magistrati insistono sulle accuse di peculato e falso legate all’inchiesta sui rimborsi gonfiati. Al Tribunale del Riesame, i pm hanno insistito per gli arresti domiciliari, motivando la richiesta con prove di attività sospette ancora in corso, mentre la difesa ha smontato le accuse e annunciato l’uscita di scena del professore dall’ateneo.
La Procura ha evidenziato sei incarichi in proroga attivi al momento del sequestro di beni per 2,5 milioni di euro, tra cui un contratto fresco con una ditta farmaceutica siglato il 18 novembre 2025, pochi giorni prima dei provvedimenti. Secondo i magistrati, questi elementi dimostrano un pericolo concreto di reiterazione dei reati di peculato e falso, oltre al rischio di inquinamento probatorio, dato che le nuove indagini della Guardia di Finanza – integrate a luglio 2025 e novembre – collocano l’attività di Cuzzocrea fino al 2026. La seconda richiesta di domiciliari al gip Eugenio Fiorentino, del 28 novembre 2025, è stata rigettata il 9 dicembre, ma l’appello insiste sui “presupposti cautelari” per bloccare ulteriori abusi.
Le tappe dello scandalo
La vicenda ha radici nell’estate 2025, quando esplode l’inchiesta della Procura di Messina sui presunti rimborsi indebiti all’Università. Cuzzocrea, rettore dal 2018 al 2025, finisce nel mirino per accuse di peculato e falso ideologico: secondo l’accusa, avrebbe utilizzato fondi pubblici per rimborsi di missioni inesistenti o gonfiate, approfittando del suo ruolo apicale. L’indagine parte da verifiche interne sul Dipartimento ChiBioFarAm (Chimica, Biologia, Farmacia e Scienze Motorie), dove Cuzzocrea era attivo in ricerca e didattica.
A settembre 2025, la Guardia di Finanza perquisisce uffici e abitazioni, sequestrando documenti e computer. Il gip rigetta la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura, ritenendo insufficienti gli elementi per il pericolo di reiterazione o inquinamento probatorio. Cuzzocrea si dimette da rettore, lasciando l’incarico amidando un “passo di lato” per tutelare l’ateneo.
La difesa
I legali di Cuzzocrea – gli avvocati Giorgio Perroni ed Elena Florio – hanno smontato le tesi accusatorie sui due punti chiave: assenza di rischio di inquinamento probatorio e di reiterazione dei reati. A supporto, hanno depositato una memoria difensiva di venti pagine, corredata da documenti probanti.
Il fatto nuovo e clamoroso emerge proprio dalla difesa: Cuzzocrea è pronto a lasciare Messina. Il professore ha già formalizzato una “richiesta di trasferimento (c.d. mobilità)” ai rettori delle Università Kore di Enna, Link Campus di Roma e Catania. In alternativa, sollecita un congedo di un anno – dal 2 gennaio al 31 dicembre 2026 –, definito “anno sabbatico” per dedicarsi a studio e ricerca esclusivi presso la Link Campus di Roma, o comunque a un collocamento in congedo per attività didattico-assistenziali fuori dal Dipartimento ChiBioFarAm.
I legali sottolineano: “Risulta plasticamente la volontà del prof. Cuzzocrea di allontanarsi dall’Università di Messina e, in ogni caso, di creare una cesura con l’attività di ricerca passata e futura svolta presso il Dipartimento ChiBioFarAm, dedicandosi ad attività di studio presso altre Università o alla sola attività didattica ed assistenziale, previa afferenza ad una struttura diversa”.








