
Gli inquirenti della Procura di Patti, coordinati dal procuratore Angelo Cavallo e dalla sostituta Roberta Ampolo, puntano su una dinamica articolata non accidentale nell’indagine seguita al triplice omicidio di Montagnareale. Riscontri balistici e medico-legali indicano che non tutti i colpi furono sparati simultaneamente dalle armi delle vittime, suggerendo fasi distinte e possibili spostamenti sul luogo per i tre cacciatori, Antonio Gatani di 82 anni e i fratelli Giuseppe Pino di 44 anni e Devis Pino di 26 anni, trovati senza vita il 28 gennaio 2026 nei boschi di contrada Caristia.
L’autopsia ha confermato un omicidio multiplo, con colpi esplosi frontalmente e a distanza ravvicinata, escludendo incidenti di caccia o suicidio-omicidio. Al momento si esclude un legame con la criminalità organizzata, ma non si scartano conflitti interni al gruppo o un intervento esterno.
Al centro delle indagini c’è A.S., un 48enne di Montagnareale (identificato in alcune fonti come Agostino Segreto, 45-48 anni), amico di Antonio Gatani, che accompagnò il gruppo alla battuta di caccia ma disse di essersi allontanato prima degli spari. I carabinieri hanno sequestrato i suoi vestiti e fucili, e lo hanno sottoposto al test dello stub per rilevare residui di polvere da sparo, eseguito dal RIS di Messina. Indagato a piede libero per omicidio, la sua versione è verificata tramite tabulati telefonici e movimenti.
Le salme restano a disposizione della Procura, con i funerali rinviati almeno a venerdì 6 febbraio 2026 in attesa di perizie balistiche definitive. Le analisi sui reperti proseguono nei laboratori del RIS, e il procuratore ha effettuato nuovi sopralluoghi. L’inchiesta resta aperta, con il “quarto uomo” come figura chiave per chiarire l’ombra su questa tragica vicenda nei Nebrodi.







