Francantonio Genovese e la formazione in Sicilia, la condanna è definitiva ma la pena rischia di non essere eseguita

La vicenda giudiziaria di Francantonio Genovese, ex sindaco di Messina ed ex parlamentare del Pd, torna al centro dell’attenzione dopo che la condanna a sei anni e otto mesi per l’inchiesta sulla formazione professionale in Sicilia è diventata definitiva. Ma, almeno per ora, l’ex politico non dovrebbe tornare in carcere: secondo la difesa, la pena residua sarebbe stata rideterminata in modo da scendere sotto la soglia dei quattro anni, rendendo possibile la sospensione e l’accesso all’affidamento in prova.

La notizia arriva a distanza di anni dall’epilogo del processo “Corsi d’oro”, uno dei filoni più noti e controversi della stagione delle inchieste sui fondi destinati alla formazione professionale nell’isola. La Cassazione aveva confermato la condanna nel 2021, ma la definizione dell’esecuzione della pena è rimasta sospesa per effetto di ulteriori passaggi giudiziari e del cumulo con un altro procedimento di natura fiscale.

A spiegare l’attuale situazione è l’avvocato Nino Favazzo, che ha parlato di una pena complessiva eseguibile rideterminata in sei anni, dieci mesi e venti giorni dalla Corte d’appello di Reggio Calabria. Il punto decisivo, secondo la difesa, è il riconoscimento del vincolo della continuazione tra il reato contestato nel procedimento “Corsi d’oro” e un altro reato fiscale definito nel 2024 con una condanna a un anno e sei mesi.

Su questa base, la difesa ha depositato un’istanza alla Procura generale di Reggio Calabria chiedendo la detrazione del periodo trascorso in custodia cautelare e della pena già scontata in affidamento in prova. Se l’istanza verrà accolta, la pena finale potrebbe scendere sotto i quattro anni, con conseguente sospensione dell’esecuzione e possibilità di una misura alternativa al carcere.

La storia giudiziaria di Genovese è diventata negli anni un caso emblematico, non solo per la durata del percorso processuale, ma anche per l’effetto paradossale prodotto dall’intreccio tra condanne definitive, altri giudizi pendenti e ricalcolo della pena. La stessa stampa locale, in particolare il quotidiano La Sicilia, ha descritto la vicenda come un “gioco di prestigio” giuridico, evidenziando come una sentenza definitiva possa tradursi, di fatto, in una pena non più eseguibile nei modi inizialmente attesi.

Resta ora alla Procura generale di Reggio Calabria l’ultima parola sull’esecuzione della pena. Per Genovese, dunque, la partita giudiziaria non è del tutto chiusa: la condanna è definitiva, ma il suo approdo concreto resta ancora sospeso tra calcoli di pena, detrazioni e misure alternative.

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