Uno striscione dopo l’altro, tra cori e bandiere, è emersa una richiesta netta: fermare il progetto del Ponte sullo Stretto e chiudere la Stretto di Messina Spa. Una società che, secondo il movimento, continua a tenere artificialmente in vita un’opera contestata da decenni, assorbendo attenzione, procedure speciali e risorse che potrebbero essere impiegate sulle reali emergenze del territorio.
La manifestazione ha ribadito una verità difficile da aggirare: Messina, la Sicilia e la Calabria non possono essere trattate come un cantiere permanente su cui costruire promesse elettorali. La domanda posta ieri dalle migliaia di partecipanti riguarda sanità, acqua, trasporti locali, ferrovie, scuole, dissesto idrogeologico e lavoro stabile: le infrastrutture quotidiane che incidono concretamente sulla vita delle persone.
Il Ponte viene contestato non soltanto per l’impatto ambientale e paesaggistico, ma per il modello politico ed economico che rappresenta: grandi somme concentrate in un’unica opera, mentre interi territori convivono con servizi fragili e collegamenti ordinari insufficienti. Il messaggio della piazza è stato, dunque, anche una proposta: investire nella cura dello Stretto e nelle reti esistenti, anziché inseguire un progetto percepito come costoso, invasivo e lontano dalle necessità dei cittadini.
Quella di ieri è stata una mobilitazione pacifica, composita e radicata. Hanno aderito, tra gli altri, Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, Piu Europa accanto ai comitati territoriali e alle numerose associazioni che da anni animano il fronte del No Ponte.
La manifestazione ha inoltre mantenuto un tono di rispetto e partecipazione civile nel ricordo delle vittime del crollo di Pistunina, richiamando una città che in questi giorni è segnata dal lutto e da interrogativi pesanti sulla sicurezza del territorio.
Il corteo non chiude la partita, ma la riapre con forza. Con il prossimo passaggio al Cipess atteso a settembre, il movimento No Ponte annuncia di voler proseguire la mobilitazione, chiedendo alle istituzioni di ascoltare un dissenso che non può essere archiviato come folklore o nimby: è la voce di cittadini che reclamano il diritto di decidere sul proprio territorio.
Ieri Messina ha detto che lo Stretto non è un vuoto da attraversare con un’opera gigantesca, ma un ecosistema, una comunità e un patrimonio da proteggere. E che il vero sviluppo non si misura dall’altezza delle torri o dalla lunghezza delle campate, ma dalla qualità della vita che si riesce a garantire a chi qui vive. (foto dal web, by Enzo Bertuccelli)