Schifani non si dimette: resta al suo posto dopo la giunta. Il centrosinistra annuncia manifestazione per il 13 ottobre

La crisi che ha scosso il governo regionale siciliano negli ultimi giorni si è conclusa, almeno per ora, senza colpi di scena. Renato Schifani, presidente della Regione Sicilia, non ha presentato le dimissioni durante la seduta di giunta regionale convocata mercoledì 8 ottobre a Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione a Palermo.

Secondo quanto riportano diverse fonti, l’ipotesi delle dimissioni – circolata con insistenza nelle ultime 48 ore dopo il dietrofront di Forza Italia sulla sua ricandidatura per un secondo mandato – sembra ora «più lontana». Schifani, che aveva preannunciato di voler comunicare a breve le proprie decisioni dopo le dichiarazioni del commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo, ha scelto di non fare alcun riferimento alle dimissioni né alla crisi politica in corso durante la riunione, durata circa un’ora.

La crisi con Forza Italia

La tensione era esplosa lunedì 6 ottobre, quando il commissario regionale di Forza Italia in Sicilia, Nino Minardo, aveva dichiarato che il partito ritiene necessaria «una proposta politica completamente nuova nell’Isola», di fatto bocciando l’ipotesi di un bis di Schifani alle regionali del 2027.

A seguire, una dura telefonata tra Schifani e il leader nazionale di Forza Italia Antonio Tajani aveva ulteriormente scosso la situazione. Il governatore aveva risposto con un comunicato: «Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve».

Nelle ore successive, le voci di dimissioni si erano fatte sempre più insistenti, con Schifani che avrebbe persino pronunciato la frase «Mi dimetto» durante una riunione notturna con il suo staff a Palazzo d’Orleans. Tuttavia, secondo quanto ricostruiscono alcune fonti, l’accordo trovato con il partito sarebbe quello di «portare avanti per qualche mese» la legislatura, accettando però di non candidarsi per la rielezione.

La giunta approva un disegno di legge contro la corruzione

Durante la seduta di giunta, Schifani ha invece presentato un disegno di legge contro la corruzione, approvato dai presenti. Secondo quanto riporta La Sicilia, il provvedimento mira a rafforzare i controlli e le sanzioni per i reati contro la pubblica amministrazione.

Nessun accenno, invece, alle dimissioni o alla crisi politica in corso. Una scelta che, secondo gli osservatori, sposta ora il confronto a Roma, dove Schifani dovrebbe incontrare i vertici nazionali di Forza Italia per chiarire la propria posizione.

Le opposizioni: «Siamo su Scherzi a parte, tutti in piazza per mandarli a casa»

La decisione di Schifani di non dimettersi ha scatenato le reazioni delle opposizioni. Il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo aveva già sostenuto, alla vigilia della giunta, che «per la Sicilia c’è una sola urgenza: le dimissioni del presidente».

Sulla stessa linea il coordinatore regionale del M5s Nuccio Di Paola, che ha invitato lo stesso Minardo a «scendere in piazza con le opposizioni per chiedere a Schifani di lasciare».

Le opposizioni hanno definito la situazione «da Scherzi a parte» e annunciato una mobilitazione per chiedere le dimissioni del governatore.

La manifestazione del 13 ottobre: tutti i partiti che parteciperanno

Il centrosinistra siciliano ha fissato un sit-in per martedì 13 ottobre alle ore 14 in piazza Indipendenza a Palermo, davanti a Palazzo d’Orleans, per chiedere le dimissioni di Schifani.

Alla manifestazione parteciperanno esponenti del Partito Democratico (Pd), Movimento 5 Stelle (M5s), Avs, Controcorrente, Sinistra Italiana, Europa Verde, Italia Viva, +Europa, +Uno, Progetto Civico Italia, Partito Socialista Italiano (Psi), Sinistra Futura, PeR (Possibile), Spazio Civico uniti nella richiesta di dimissioni del governatore.

Le ragioni della protesta

Le opposizioni chiedono le dimissioni di Schifani alla luce delle inchieste giudiziarie che hanno travolto politici e burocrati vicini al presidente, tra cui il caso che ha coinvolto l’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao, destinatario di una richiesta di arresto da parte della procura di Palermo.

A novembre 2025, un centinaio di esponenti del fronte alternativo progressista aveva già manifestato davanti a Palazzo d’Orleans con un sit-in dal titolo «Decuffarizziamo la Sicilia», chiedendo le dimissioni del presidente in seguito alla richiesta di arresto nei confronti di Totò Cuffaro e altri indagati, tra cui il parlamentare di Noi Moderati Saverio Romano.

Le prossime mosse

Se la crisi dovesse risultare irrecuperabile e portare alle dimissioni del governatore, la prima finestra utile per andare al voto sarebbe il 13 dicembre: in quel caso l’Assemblea Regionale Siciliana verrebbe sciolta e fino a quella data il governo si limiterebbe all’ordinaria amministrazione.

Per ora, invece, Schifani resta al suo posto. Ma la pressione delle opposizioni – e la manifestazione del 13 ottobre – potrebbero riaprire lo scenario nelle prossime settimane.

Partecipa alla discussione. Commenta l'articolo su Messinaora.it