Suicidio in carcere di Bessem Slimeni, reo confesso dell’omicidio di Melissa Echevarria: la Procura indaga sulla revoca della sorveglianza speciale

Si è tolto la vita nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto Bessem Slimeni, il 22enne tunisino reo confesso dell’omicidio di Melissa Echevarria, la 40enne venezuelana uccisa il 12 agosto scorso nel cortile di una palazzina di via La Farina, a Messina. Il giovane, arrestato il 22 settembre dalla Squadra Mobile, è stato trovato impiccato alle grate della finestra della propria cella. Inutili i soccorsi.

Sulla vicenda la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, guidata dal procuratore capo Giuseppe Verzera, ha aperto un fascicolo contro ignoti e disposto il sequestro della documentazione sanitaria del detenuto. Gli inquirenti dovranno chiarire le circostanze della revoca della misura di sorveglianza speciale e verificare eventuali responsabilità.

Per mercoledì è previsto il conferimento dell’incarico per l’autopsia.

La sorveglianza speciale revocata il giorno prima

Slimeni era stato sottoposto fino al giorno precedente al suicidio a un regime di sorveglianza speciale, dopo aver manifestato disturbi di possibile natura psichica. La revoca della misura, avvenuta neanche ventiquattro ore prima del ritrovamento del corpo, è ora al centro dell’attenzione degli inquirenti, che dovranno stabilire se esistano responsabilità nella gestione del detenuto. Il corpo privo di vita del 22enne è stato trovato durante il «solito giro di perlustrazione» da un agente della Polizia Penitenziaria.

Il 22enne aveva confessato davanti al GIP di aver provocato la morte della donna, sostenendo di non aver avuto intenzione di ucciderla. Secondo la sua versione, l’episodio sarebbe scaturito da una lite per la scomparsa di 100 euro.

Le indagini della Squadra Mobile avevano permesso di identificarlo grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza e alle testimonianze raccolte. Secondo la ricostruzione degli investigatori, nella serata dell’11 agosto la donna era entrata nel cortile della casa disabitata attraverso un foro ricavato in una recinzione, seguita a poca distanza da un uomo che l’aveva prima rincorsa e poi raggiunta.

Il corpo di Melissa Echevarria era stato ritrovato il 14 agosto 2026 in un cortile adiacente a un immobile disabitato di via La Farina, in avanzato stato di decomposizione. In un primo momento era stata esclusa la morte violenta, ma le successive accertamenti hanno rivelato che la vittima era stata strangolata, particolare rimasto nascosto dall’avanzato stato di decomposizione del corpo.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere era stata notificata a Slimeni il 22 settembre, su richiesta della Procura di Messina.

Con l’apertura del fascicolo contro ignoti e il sequestro della documentazione sanitaria, la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto dovrà ora ricostruire con precisione le ore precedenti al suicidio, verificando se la revoca della sorveglianza speciale sia stata adeguatamente motivata e se siano state prese tutte le cautele necessarie.

L’autopsia, prevista per mercoledì, dovrebbe fornire ulteriori elementi sulle circostanze della morte.

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