Dal Vangelo secondo Renato: la Bibbia dello Stretto e le piaghe di Messina

Dal libro della Genesi Peloritana.

In principio era Messina; Messina era presso Franza e Messina era Francantonio.

Mai incipit fu più azzeccato per raccontare questo capitolo della nostra Bibbia dello Stretto.

Ciascuno risponde a dei dogmi, legge certi vangeli, segue dei profeti, si affida all’analisi dei versetti che ritiene più vicini a sé, bussa alle porte che considera più facilmente schiudibili e vota per il rappresentante dal quale è convinto di poter avere di più. Si badi: di potere avere di più, sì, ma per se stessi e basta! Perché del senso di bene comune, in questa città meno che altrove, è mai fregato a nessuno.

Il nostro Antico Testamento, tra storici, sapienziali e profetici, è davvero pieno di storie (e storia) che varrebbe sempre la pena di leggere e ricordare (anche a noi non mancano, ad esempio, Babilonia, Sodoma, Gomorra e chi più ne ha più ne metta).

E allora abbiamo avuto il sindaco-togato che voleva camminare sulle rotaie (di un tram costato fior di quattrini), uno che preferiva passeggiare sulle acque dello Stretto che domina con il  Gruppo di cui fa parte; allora qualcuno ha provato a superarlo e attraversare a nuoto questo azzurro mare del sud ma la sua stellata rappresentanza nell’acqua è riuscita solo a farci un clamoroso buco (ah Saia, Saja, Sajia, Saija); nel frattempo non va dimenticato il Turi che passava da un palazzo all’altro, le lettere di Peppino ai messinesi e così via, fino all’avvento dell’atteso profeta del cambiamento.

 

Hallelujah e pace in terra agli uomini di buona volontà: il Messia verrà e avrà la barba; verrà e indosserà una t-shirt e i sandali; verrà e suonerà la campana tibetana e ripeterà le parole di San Francesco. Verrà e compirà il miracolo di essere amato dai sindacati e dall’Opus Dei, dagli ultimi e dalle signore ingioiellate, dagli anarchici e dai borghesi…almeno finchè non sarà incoronato in nome della sacra democrazia.

Il popolo ci ha creduto. Ma qualcuno, da subito, ha ravvisato dei rischi: perché lasciare la vecchia per la nuova? E quindi vai di celebrazioni e sacrifici al vitello d’oro da parte dei fedelissimi degli dei pagani (che almeno li conosci e, nel bene o nel male, sai cos’aspettarti da loro). Nonostante tutto, il profeta è comunque asceso e, camminando a piedi nudi, è giunto all’altare del governo cittadino. Dalla sua venuta però, niente moltiplicazioni di pani e pesci e men che meno di zeri nelle casse del Comune che languono sempre più; il massimo miracolo compiuto è stato di essere riuscito a mettere d’accordo tutti anche una seconda volta: da destra a sinistra, considerazione unanime sulla sua totale incapacità di gestire una situazione che però, va detto, era apocalittica già in partenza.

Detto questo, all’era del Salvatore dobbiamo aggiungere un dato che non si può trascurare, quella delle piaghe che furono mandate per punire la nostra comunità corrotta e ignava che mai ha battuto ciglio mentre veniva saccheggiata e vilipesa la sua terra: l’emergenza idrica, quella dei rifiuti, bilancio, immigrazione, stipendi non pagati, soldi della Regione mai arrivati, Autorità Portuale accorpata, Banca d’Italia cancellata, Piemonte assorbito, nuova emergenza idrica, e nuova nuova emergenza idrica…  In assenza di ritorni prematuri al paganesimo, ci vorrà ancora un po’ prima che cambi il vento. E a pensarci bene, dopo le acque che si tingono di rosso (ok, non era sangue bensì argilla, ma poco importa), alla lista adesso mancano ancora tre giorni di tenebre, l’invasione delle cavallette e la morte dei primogeniti maschi e l’abbiamo fatta completa. Se le premesse sono queste, non le escluderei: tecnicamente ci sarebbero ancora due anni in cui tutto può succedere.

Amen (Apocalisse 22,21 )

@eleonoraurzimondo

 

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