Mafia dei pascoli sui Nebrodi, seminavano il terrore con scritte e sangue di maiale

Allevatori costretti a vivere nel terrore, condizionati da un sistema mafioso che voleva  controllare l’accesso ai contributi pubblici provenienti dall’Unione europea,  attraverso la gestione di terreni, aggirando  i protocolli di legalità, impedendo al mercato libero e onesto di sviluppare un’economia sana in un territorio che ne ha tutte le potenziaità.

Tra i territori di Bronte, Cesarò e Maniace la mafia rurale la fa ancora da padrone, ma l’azione della giustizia ha individuato e bloccato l’organizzazione che faceva direttamente riferimento alla cupola dei Santapaola.

Ai vertici il boss riconosciuto di Bronte Turi Catania, che è finito in manette martedì insieme a altre otto persone.

I Gip di Catania, Caltagirone e Ragusa hanno riconosciuto l’impianto probatorio portato dalla Dda, dai Carabinieri di Messina e del Ros ed hanno emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Roberto Calanni, Salvatore Catania, detto Turi, Giuseppe Corsaro, Giordano Antonino Galati, Giordano Luigi Galati, Salvo Germanà, Cristo Carmelo Lupica, Giovanni Pruiti, e Carmelo Giacucco Triscari.

I nove sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa e tentata estorsione.

carabinieriAl centro dell’inchiesta della Dda della Procura di Catania, diretta da Carmelo Zuccaro, l’azione di due clan che avrebbero minacciato allevatore e agricoltori per entrare in possesso dei loro terreni e ottenere contribuiti dell’Unione europea, aggirando così il ‘Protocollo Antoci’ che prevede la presentazione di un certificato antimafia.

Il presidente del Parco dei Nebrodi per questa decisione che ha sottratto soldi alle cosche lo scorso anno è stato vittima, illesa, di un agguato, con colpi di fucile sparati contro la sua auto blindata sulla strada dei boschi che unisce San Fratello e Cesarò. Su quest’ultimo episodio ha pendente un’inchiesta la Dda della Procura di Messina.

Feroce l’azione intimidatoria  di Giovanni Pruiti e i suoi picciotti, che hanno persino ucciso dei maiali per scrivere col sangue le iniziali delle vittime, pastori e agricoltori che in un clima di omertà non hanno denunciato.  Veri e propri agguati sono stati compiuti: nel mirino anche due imprenditori, bloccati in macchina nelle campagne dei Nebrodi e  picchiati a sangue, con calci e pugni da quattro del gruppo criminale, per sottometterli al poter del clan.

L’operazione dei Carabinieri – ha dichiarato il colonnello Iacopo Mannucci Benincasa Comandante Provinciale Carabinieri di Messina – ha svelato come la mafia dei Nebrodi stia tentando di aggirare i vincoli posti dal protocollo Antoci nell’erogazione dei contributi comunitari in agricoltura.

Le indagini condotte dall’Ama hanno infatti permesso di fare luce su una serie di estorsioni, di cui erano vittime alcuni imprenditori agricoli, costretti a cedere ad esponenti del clan Santapaola ogni diritto su centinaia di ettari di terreno, per acquistare i quali avevano già versato oltre 250 mila euro.

I 9 arresti hanno posto fine al clima di terrore – fatto di macabre intimidazioni e violente aggressioni – che ormai da mesi si respirava tra gli allevatori della zona.”

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