Covid. I grandi esclusi dai vaccini? Sono i disabili

Nell’elenco delle categorie prioritarie per la somministrazione del vaccino ci sono, come è noto, il personale sanitario, i residenti e il personale delle Rsa, le persone in età avanzata. Nel piano nazionale delle vaccinazioni anti Covid i disabili e chi li assiste, in primo luogo le famiglie, non ci sono. Non c’è nessun riferimento a loro, si fa menzione solamente a quelli “ricoverati” nelle Rsa, in gran parte anziani.

Nessuno ai caregiver, alle badanti, ai familiari di queste persone fragili.

Eppure il 2 dicembre, proprio in occasione della presentazione del piano delle vaccinazioni, la Camera aveva approvato una risoluzione che impegnava il governo «ad assicurare in via prioritaria la protezione vaccinale» alle «persone che versano in condizioni di fragilità».

I disabili, dunque. Risultato? A livello nazionale nessuno, mentre l’unica Regione che si è mossa è il Lazio che con una propria determinazione ha inserito nella “fase 2” le «persone con comorbidità severa, immunodeficienza e/o fragilità di ogni età», cioè i disabili e anche le persone che frequentano le Rsa in modalità semiresidenziale, non considerata nel Piano nazionale. Dal resto delle Regioni ancora nulla.

Una grave mancanza denunciata più volte in questi giorni dalle associazioni del mondo della disabilità.

Solo Irlanda e Svezia inseriscono i disabili tra le persone da vaccinare prioritariamente, così come la Gran Bretagna, facendo un lungo elenco di precise condizioni patologiche e aggiungendo «condizioni analoghe».

In Italia nulla, tranne il Lazio, una promessa fatta dalla Sicilia all’Anci e alcune aperture di altre regioni ai semiresidenziali.

Anche se proprio le Regioni avrebbero l’autonomia per proprie iniziative. La reazione associativa è durissima. «Eravamo convinti che si trattasse solo di una svista, magari data dalla solita superficialità e poca conoscenza della disabilità che, non di rado e nostro malgrado, siamo costretti a registrare anche da parte di chi, invece, quelle conoscenze dovrebbe avere. Ma nonostante i nostri ripetuti e pressanti appelli, a distanza di settimane, assistiamo ad un “assordante silenzio” da parte del ministro Speranza e del commissario Arcuri», è l’accusa di Roberto Speziale, Presidente dell’Anffas.

Non basta tenerli chiusi in casa, perché non prevedere il vaccino per cargiver e badanti li mette a forte rischio. Ancor di più per alcuni disabili che per le proprie patologie non possono vaccinarsi e dovrebbero essere ancor più tutelati. Così come le famiglie dei disabili mentali gravi che stanno vivendo da mesi condizioni difficilissime e temono di portare a casa il contagio. (fonte: Avvenire)

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