Sentenza su Giampilieri, giustizia e politica oltre la rabbia

di Palmira Mancuso – In attesa di conoscere nel dettaglio le motivazioni della sentenza di appello che assolve i sindaci di Messina e Scaletta Zanclea, accusati di non aver adottato il piano di protezione civile per la gestione dell’emergenza idrogeologica, leggiamo di rabbia e delusione che, sebbene giustificata per i parenti delle vittime, non può essere l’unica chiave di lettura.

Questo infatti è il tipico caso in cui bisogna trovare la lucidità di non delegare alla magistatura le condanne politiche che spettano ai cittadini, non cercando giustizia politica in tribunale, come pare accadere in queste ore nelle quali l’assoluzione e la revoca dei risarcimenti civili del primo grado ha innescato un aspro dibattito.

Ma se veramente rispettiamo e crediamo nello stato di diritto, non possiamo santificare i magistrati solo quando le sentenze schiacciano un avversario politico.

Se la responsibilità penale non è risultata tale da essere punita (e i giudici dovranno motivare la sentenza che ribalta quanto stabilito in primo grado, quando i sindaci furono condannati a sei anni) quella politica la condannerà la storia. Anzi la condanneranno i cittadini chiamati a sancire col voto la fine di una fallimentare e criminale amministrazione di un territorio.

E se in questo breve editoriale non citiamo i nomi dei sindaci, è per concentrarci sul ruolo istituzionale: del resto alla luce delle assoluzioni in primo grado degli altri indagati, tra cui il responsabile della Protezione Civile, i dirigenti regionali, i progettisti comunali, la questione appare piuttosto emblematica.

La verità è che di quei 37 morti dovremo sentirci responsabili tutti, quando sceglieremo di dare forza a progetti politici capaci di evitare che la violenza di un nubifragio trascini interi paesi, capaci di investire nella prevenzione, capaci di mettere la sicurezza dei territori  al primoposto, anche a discapito di profitti e maggiore urbanizzazione. E senza andare lontano, il miglior modo di onorare le vittime, sarà quello di non dimenticare perchè sono morte. Di non dimenticare che tutti siamo potenziali vittime, anche dopo gli ultimi devastanti incendi: il nostro territorio stuprato da anni di cieca cementificazione, è in una perenne emergenza idrogeologica.

“Il processo penale non scrive la storia – ha commetato uno stimato avvocato – Facciamocene una ragione e dedichiamo le nostre energie a cambiare lo stato di cose presenti”.

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