Caso Fenapi: il contenuto della sentenza che manda a processo il sindaco di Messina

di Marina Pagliaro – Dovrà comparire il 19 giugno 2019 davanti ai giudici del Tribunale di Messina il sindaco Cateno De Luca insieme agli altri imputati in seguito alla sentenza pronunciata questo pomeriggio dal Gup Simona Finocchiaro dopo tre ore di camera di consiglio. Questa mattina all’udienza preliminare non si è presentato Cateno De Luca, difeso dagli avvocati Carlo Taormina Tommaso Micalizzi, chiamato a rispondere dei reati di evasione fiscale e associazione a delinquere finalizzata all’evasione. Per questo riguarda questa seconda accusa è stato assolto perché il fatto non sussiste. Ci sarà il processo, invece, per quanto riguarda il sistema di evasione fiscale attraverso la redazione di false fatture  emesse da Cateno De Luca, in qualità di direttore generale della FENAPI nazionale e amministratore del Caf Fenapi Srl e da Carmelo Satta (difeso dall’avv. Giovanni Mannuccia), presidente del consiglio direttivo e rappresentante legale della FENAPI nazionale, al fine di consentire al CAF Fenapi Srl un illecito risparmio di imposta.

Secondo quanto emerso dai documenti raccolti dalla Procura, i due dichiaravano di sostenere elevati costi di gestione del personale assunto nei caf dislocati sul territorio (circa 900 mila euro), chiedendo così il rimborso alla FENAPI nazionale e riuscendo, tramite una serie di movimenti patrimoniali e giroconti interni fra la Fenapi nazionale e le sedi territoriali, a risparmiare diverse migliaia di euro di imposte. Al Caf nazionale venivano attribuiti i costi del personale mentre il Caf Fenapi srl, grazie a questo sistema di rimborso per le spese falsamente sostenute, riusciva a godere di un regime fiscale agevolato.

In maniera particolare fra il 2009 e il 2013 De Luca e Satta avrebbero presentato delle false dichiarazioni dei redditi su imposte che di fatto il Caf Fenapi Srl non versava e riguardo spese che non venivano sostenute. Un sistema che si è avvalso non soltanto della giustificazione delle spese per “il personale” ma anche per il “servizio di mantenimento delle sedi” raggirando così il pagamento diretto delle tasse. Oltre a non essere mai stati elargiti i contributi al personale da parte delle sedi territoriali, le spese per il mantenimento delle sedi sarebbero dovute gravare soltanto sui circoli territoriali senza essere attribuibili alla Fenapi Nazionale.

Esistendo una divergenza fra il soggetto che ha effettuato la prestazione (Fenapi Nazionale/Caf territoriale) o su cui doveva gravare il costo e quello che ha indicato in dichiarazione i costi stessi, il giudice ha deciso di rinviare a giudizio, oltre a De Luca e Satta, anche Floretana Triolo (collaboratrice di De Luca e membro del consiglio direttivo della Fenapi nazionale e rappresentante legale del Caf Impresa Fenapi Srl), Cristina Triolo (collaboratrice di De Luca e segretaria nazionale della Fenapi nazionale e membro del consiglio direttivo), Antonino Bartolotta (collaboratore di De Luca), Giuseppe Ciatto (commercialista), Vito Francesco (rappresentante dell’area fiscale del Caf Fenapi Srl), Cassaniti Carmelina (rappresentante legale del Caf Impresa Fenapi Srl e membro del consiglio direttivo della Fenapi Nazionale) e Nicita Fabio (vicepresidente del CdA del Caf Fenapi). Per Domenico Magistro, che ha scelto il rito abbreviato, l’udienza è stata rinviata al 15 ottobre.

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