Next Generation EU: ultimo treno per il mezzogiorno

di Salvatore Di Bartolo – Lo scorso mese di luglio l’approvazione da parte del Consiglio Europeo del programma Next Generation EU, pensato allo scopo di sostenere le economie dei paesi europei messe a dura prova dalla pandemia da Covid-19, ha fatto sì che si riaccendesse una speranza per il mezzogiorno d’Italia. La speranza che il pacchetto di aiuti stanziati potesse rappresentare una straordinaria e quanto mai attesa opportunità di crescita e di ammodernamento per il sud.

Purtuttavia, seppur riconoscendo l’impegno profuso ed i risultati ottenuti in sede UE dal nostro paese, ad oggi non si può non esprimere una viva preoccupazione per le modalità di utilizzazione delle somme attribuiteci e la ripartizione delle stesse su base nazionale. Le ipotesi di investimento circolate nelle scorse settimane prevedono, infatti, una ripartizione di tali risorse esclusivamente sulla base di criteri demografici. Inoltre, appare doveroso osservare che dette ipotesi si pongono in netto contrasto con i criteri utilizzati dall’Unione per l’assegnazione delle risorse ai paesi membri, nonché con i principi previsti dalla nostra carta costituzionale. Laddove non venissero apportati adeguati correttivi, pertanto, i suddetti criteri finirebbero con il penalizzare eccessivamente il Mezzogiorno d’Italia, i cui giovani, va ricordato, sopporteranno negli anni a venire il peso del debito che si andrà a contrarre per effetto di tale piano di investimenti allo stesso modo in cui questo graverà sulla totalità dei giovani italiani.

La netta convinzione che dette risorse possano senz’altro rappresentare un’imperdibile, e probabilmente irripetibile, occasione per le regioni del meridione per tentare di ridurre l’importante gap infrastrutturale, produttivo ed occupazionale che le separa dalla macroregione settentrionale, fa sì che le aspettative meridionali siano ora interamente riposte nella possibile implementazione di un massiccio piano di investimenti che possa prevedere la realizzazione di opere strategiche per lo sviluppo del Mezzogiorno.

A partire dal tanto decantato ponte sullo Stretto di Messina certamente, ma non solamente, dal momento in cui se il ponte rimanesse l’unica opera realizzata assolverebbe soltanto una mera funzione di collegamento tra la Sicilia ed il continente. Sarà doveroso affiancare alla costruzione del ponte un vasto programma di investimenti contenente un insieme di provvedimenti per il rilancio del sud, che passi dalla creazione di una grande area metropolitana dello Stretto alla nuova statale 106 Jonica, dal raddoppio ferroviario all’alta velocità, dagli interventi per la prevenzione del rischio di dissesto idrogeologico al rilancio del settore estrattivo e petrolifero, per passare poi al potenziamento delle infrastrutture aeroportuali e di collegamento, alla valorizzazione degli interporti e la creazione di hub intermodali, fino al rilancio della portualità ed alla costruzione di una grande area portuale del mediterraneo, ed infine, perché no, giungere alla termovalorizzazione dei rifiuti.

Dal rilancio della Sicilia e del meridione tutto passerà non soltanto la ripresa economica del sistema paese, ma più in generale il ruolo che l’Italia potrà interpretare nei prossimi decenni sulla scena politica internazionale, data l’importanza strategica che il mediterraneo ha da sempre assunto, ed assume ancor di più oggi, negli assetti geopolitici globali.

Ed allora bisogna assolutamente non perdere questo treno, con la speranza che il nuovo esecutivo guidato dal prof. Mario Draghi, nonostante la ristretta rappresentanza del mezzogiorno nella compagine ministeriale, possa guardare con ampio respiro allo sviluppo del sud ed al futuro dei giovani meridionali. Un’Italia a due velocità, con differenze che peraltro già oggi appaiono abbissali tra le diverse aree del paese, non conviene proprio a nessuno.

Partecipa alla discussione. Commenta l'articolo su Messinaora.it