
La bagarre su Facebook tra Cateno De Luca, Nino Germanà e Federico Basile non è solo un regolamento di conti personali, ma l’antipasto avvelenato della stagione elettorale che infiammerà la Sicilia, tra regionali 2027 e amministrative messinesi. De Luca, leader di Sud chiama Nord e del nascente “Ti Amo Sicilia” (battesimo il 18 gennaio a Caltagirone), getta benzina sul fuoco del centrodestra citando il nome di Carlo Autru Ryolo come possibile candidato sindaco imposto da Pino Galluzzo, seminando zizzania e provocando reazioni a catena. Questa “rissa social” – con frecciate sul Bostik che incolla Basile alla poltrona, risurrezioni elettorali e tradimenti serpentini – rivela crepe profonde in una coalizione già fragile, mentre sullo sfondo ribolle la crisi dei rifiuti a Mili Marina, con Germanà che mobilita contro Comune e SRR.
De Luca eccelle nel provocare: prima la soffiata su Autru Ryolo, poi l’affondo su Germanà (“ti davano morto nel 2022 e io ti ho resuscitato”) e la stoccata familiare (“anche mia mamma si chiede perché si agita tanto”). Dietro la sceneggiata, emerge un piano chiaro: smascherare complotti contro Messina e rafforzare il suo “Governo di liberazione”, crocevia tra dinamiche locali e ambizioni regionali. La domanda è se questo caos favorirà il suo progetto o lo isolerà ulteriormente, specie con Basile che ribatte adottando uno stile “deluchiano” (“maestro di chi è attaccato alla poltrona da nonno, padre e figlio”).
Il centrodestra messinese implode: Germanà, papabile sindaco, attacca Basile sull’ipotesi di dimissioni per voto anticipato e promette “una grande sorpresa” per il 2027, mentre difende il Comitato “Amo il Mio Paese” contro la “bomba ecologica” dei rifiuti. Un matrimonio di convenienza di tre anni fa – De Luca, Basile e il “ribelle” leghista – si dissolve in veleno puro, con accuse di tradimenti e ininfluenze elettorali. Il centrosinistra, nel frattempo, osserva inerte: La Vardera e Antoci inseguono l’anti-Schifani, ma rischia di restare spettatore di un centrodestra che si auto-distrugge.
Le variabili sono tante: elezioni anticipate a Messina incombono come nodo gordiano, intrecciandosi con le regionali e il Pnrr. De Luca spinge per un’alternativa credibile, ma la caciara social distrae da emergenze reali come i rifiuti. Il meglio (o peggio) deve arrivare: per vincere, il centrosinistra deve smettere di subire e imporre un progetto unitario; il centrodestra, invece, ha urgente bisogno di un tavolo che non sia solo arena di insulti. Messina merita protagonisti, non comici da baraccone.








