
I rumors rimbalzano da giorni: Basile, eletto nel 2022 con il centrodestra appoggiato da De Luca, potrebbe mollare per sciogliere il Consiglio e anticipare il confronto elettorale. Ufficialmente, “per un rinnovato mandato popolare”. Ma la verità? Sondaggi in picchiata, opposizione agguerrita e il timore di un 2027 con percentuali da capogiro negativo. De Luca, da Taormina, tira i fili: un voto prematuro per cavalcare il malcontento e blindare il controllo su Messina.
Le posizioni politiche si scontrano in un’arena feroce, rivelando crepe e ipocrisie.
Forza Italia e Lega Messina plaudono silenti, con il capogruppo leghista che sussurra di “coraggiosa responsabilità”. Ma è ipocrisia pura: sanno che un voto anticipato premia i fedelissimi di Basile, diluendo dissenso interno. “Meglio ora che mai”, ammettono sottovoce, puntando a capitalizzare il malcontento anti-sinistra. Fratelli d’Italia, allineata al governo nazionale, si smarca: “Irregolare e dannoso, viola lo spirito della democrazia locale”.
Scoppia la rabbia nelle fila dell’opposizione. Il segretario PD messinese accusa: “Dimissioni pilotate per sfuggire al giudizio popolare su fallimenti come il Waterfront e il dissesto idrico. Vogliono anticipare per sfruttare l’onda populista!”. I grillini tuonano contro “l’inciucio eterno”, proponendo un referendum cittadino per decidere sul timing elettorale. “Basile tratta Messina come un feudo personale”, attacca la capogruppo pentastellata, evocando il rischio di astensionismo record. Sinistra Italiana e Verdi bocciano l’ipotesi come “autogol per la democrazia”.
Intanto, i messinesi? Pagano il conto. Elezioni anticipate significherebbero milioni in campagna (a carico dei contribuenti), paralisi amministrativa e zero soluzioni concrete a emergenze come quelle provocate dal passaggio dell’uragano Harry che ha messo in ginocchio il territorio. Insomma elezioni anticipate costerebbero una fortuna pubblica e paralizzerebbero tutto. Basile obbedisce a De Luca o ha un piano B?








