
Negli ultimi giorni il Ponte sullo Stretto è tornato al centro del dibattito politico e istituzionale con una sequenza di passaggi che mostra quanto il progetto sia entrato in una fase delicata. Tra riunioni a Palazzo Chigi, rilancio del cronoprogramma governativo, mobilitazione del fronte No Ponte e nuovo esposto della Cgil alla Corte dei conti, l’opera continua a dividere il Paese e ad alimentare scontro su tempi, costi e legittimità degli atti.
La cronologia degli ultimi sviluppi
Il primo passaggio recente risale al 23 luglio 2026, quando a Palazzo Chigi si è svolto un vertice operativo sullo stato di avanzamento dell’opera e sugli adempimenti necessari in vista del nuovo esame del progetto definitivo da parte del Cipess. Dal Ministero delle Infrastrutture è arrivato il richiamo al percorso già compiuto, con il nuovo Accordo di programma che ha ottenuto il visto di legittimità della Corte dei conti a maggio e con il dialogo ancora aperto con la Commissione europea.
Il giorno successivo, 24 luglio, il tema è tornato anche sul territorio messinese, dove il Comitato No Ponte Capo Peloro ha annunciato un infopoint a Torre Faro e la preparazione del corteo dell’8 agosto. L’iniziativa nasce per aggiornare i cittadini sullo stato delle procedure e per rilanciare la contestazione contro quello che i promotori definiscono un progetto pieno di criticità e “fake”.
Sempre il 24 luglio, il Mit ha diffuso una nota sul cronoprogramma verso la nuova delibera Cipess, ribadendo che l’iter procede con i passaggi previsti dal decreto legge 32/2026. Nel pacchetto dei nodi ancora da chiudere figurano il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici e l’ulteriore documentazione integrativa, mentre dal governo viene reiterata la linea secondo cui non esisterebbe alcuna procedura d’infrazione europea sul progetto.
La stretta della Cgil
La nuova fase di tensione si è intensificata tra 27 e 28 luglio, quando la Cgil ha presentato un esposto alla Corte dei conti chiedendo di verificare eventuali responsabilità amministrativo-contabili e un possibile danno erariale. Nel mirino del sindacato ci sono l’iter di approvazione, l’uso delle risorse pubbliche e la scelta di procedere sull’opera nonostante i rilievi e le contestazioni già emerse in passato.
L’esposto rappresenta un passaggio politico e simbolico rilevante, perché sposta il confronto dal piano della sola propaganda a quello della verifica contabile e istituzionale. È anche il segnale che, accanto alla narrativa del governo che insiste sulla cantierabilità dell’opera, cresce il fronte di chi chiede ulteriori controlli su costi, procedure e ricadute finanziarie.
Il quadro politico
Sul piano politico, il governo continua a presentare il Ponte come infrastruttura strategica e come motore di sviluppo per Sicilia e Calabria, insistendo sul cronoprogramma e sulla necessità di arrivare rapidamente ai prossimi passaggi autorizzativi. Dall’altra parte, sindacati e comitati territoriali denunciano rischi di spreco di risorse, forzature procedurali e impatto limitato sul vero fabbisogno infrastrutturale del Mezzogiorno.
In sintesi, l’ultima settimana ha confermato che il Ponte sullo Stretto non è soltanto un’opera di ingegneria, ma una questione politica, economica e istituzionale ancora apertissima. E proprio per questo, ogni nuovo passaggio tecnico rischia di trasformarsi subito in uno scontro pubblico.







