
Oggi, 3 gennaio 2026, centinaia di cittadini messinesi si sono riuniti in Piazza Unione Europea per la seconda manifestazione organizzata dal comitato “Salviamo l’Archivio di Stato”. L’evento, iniziato alle 11:00, ha protestato contro il trasferimento del patrimonio archivistico in un deposito privato a Riposto, in provincia di Catania, chiedendo il ritorno immediato dei documenti a Messina. Sono state proposte varie alternative per sedi, dai locali della Banca d’Italia di proprietà dell’Università, i padiglioni del Margherita o i locali dell’archivio INPS.
L’Archivio di Stato custodisce circa 8.000 metri lineari di documentazione storica, 720 pergamene dal 1184 al 1832 con 1.463 immagini, e una biblioteca di 10.000 volumi antichi, inclusi edizioni del Cinquecento e Seicento. Il trasferimento, avvenuto oltre due mesi fa per mancanza di una sede adeguata, ha reso l’accesso ai materiali estremamente limitato: solo fino a cinque pezzi su prenotazione settimanale, con fruizione ritardata. La nuova sede prevista in via Dogali 50, di soli 240 mq, è insufficiente, mentre si cerca uno spazio da 2.000-2.500 mq.
L’artista Lelio Bonaccorso, promotore del comitato, ha aperto i lavori sottolineando: “Senza radici la città muore”, criticando l’assenza di rappresentanti istituzionali e invocando un impegno trasversale da Comune, parlamentari nazionali e regionali. Presenti figure come il consigliere Pd Alessandro Russo, l’ex sindaco Renato Accorinti, ma anche la responsabile regionale di Piu Europa Palmira Mancuso e la coordinatrice regionale di AVS Alessandra Minniti, storici come Michela D’Angelo e Luciana Caminiti, e la Cgil Messina, che ha espresso pieno sostegno alla mobilitazione. Bonaccorso ha paragonato la situazione messinese a progetti finanziati altrove, come Matera, accusando una gestione “a metà”.
Gli striscioni recitavano “Una città senza memoria è una città senza futuro”, enfatizzando la necessità di inventario e restituzione del patrimonio per preservare l’identità messinese. La protesta si inserisce in un contesto più ampio di emergenze culturali, con appelli per spazi pubblici idonei e tutela di altri beni come l’Archivio Quasimodo. Solo la senatrice Musolino ha presentato un’interrogazione parlamentare finora, ma si sollecitano azioni concrete dal Ministero della Cultura.








