Dopo il ciclone Harry la gente ricomincia a vivere, e la Nike di Giardini Naxos diventa simbolo di resistenza

I segni della devastazione portata dal ciclone Harry cambieranno inesorabilmente la costa ionica messinese: le mareggiate che hanno polverizzato lungomari, piazze e infrastrutture a Mazzeo, Santa Teresa di Riva e Furci Siculo. Lungomari cancellati, reti fognarie distrutte e sottoservizi compromessi: danni stimati in decine di milioni, con interi tratti costieri resi inagibili dal mare furioso. Nulla sarà come prima, ma la speranza è che presto sarà di nuovo la bellezza a primeggiare, con i paesi pronti a riaccogliere i turisti che ogni estate scelgono la riviera ionica.

Tra le rovine di Giardini Naxos, la statua della Nike alata – ispirata alla dea della Vittoria di Samotracia e eretta nel 1969 dallo scultore Carmelo Mendola – è rimasta fiera sul promontorio di Capo Schisò, sfidando onde e vento come un baluardo di speranza. Questa immagine virale sui social incarna la tenacia del territorio ionico, ponte tra mito greco e realtà siciliana, mentre tutto intorno la piazzetta è stata spazzata via.

Sindaci, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e cittadini sono in prima linea per rimuovere detriti, liberare strade e mettere in sicurezza le aree colpite, evitando vittime grazie a una prevenzione efficace. A Santa Teresa di Riva, il sindaco Danilo Lo Giudice guida i primi interventi sul lungomare distrutto; a Taormina e Furci, imprese private come Webuild offrono mezzi per l’emergenza, mentre esercenti e famiglie pianificano la riapertura nonostante la stagione turistica a rischio. Questi sforzi quotidiani rappresentano la vera ricostruzione dal basso, che precede gli aiuti istituzionali.

La Regione Siciliana ha dichiarato lo stato di emergenza regionale, stanziando 70 milioni di euro per le prime necessità, con sopralluoghi del governatore Renato Schifani sulla costa ionica. Il Consiglio dei Ministri è previsto per lunedì 26 gennaio per approvare l’emergenza nazionale, su richiesta regionale e dopo call con la presidente Meloni, Musumeci e altri governatori del Sud: primo passo per ristori rapidi a famiglie, balneari e attività produttive.

Ci sono voluti appelli reiterati da sindaci, PD, M5S e categorie economiche nei giorni post-ciclone perché stampa nazionale e governo centrale riconoscessero la gravità: “bollettino di guerra” a Santa Teresa ignorato inizialmente, con richieste di fondi e calamità naturale che si accumulano da Enna a Messina. Una fragilità territoriale nota da anni, colpevolmente minimizzata finché le immagini devastanti non hanno forzato l’attenzione, lasciando comunità sole nei primi momenti critici. La Sicilia ionica merita non compassione tardiva, ma azioni immediate: la Nike resiste, ma non per sempre senza supporto concreto.

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