Dimissioni dei vertici delle Partecipate a Messina: una scelta elettorale che smaschera il sistema De Luca

I Consigli di Amministrazione delle principali società partecipate del Comune di Messina – Atm, Social City, Messina Servizi, Amam, Arismè e Patrimonio Messina – hanno rimosso il loro mandato collettivamente il 15 febbraio 2026, in scia alle dimissioni del sindaco Federico Basile. Basile, come da copione, ha accolto la decisione come un atto di “responsabilità istituzionale” per separare nettamente l’ambito amministrativo da quello politico in vista della campagna elettorale.

Il sindaco uscente ha enfatizzato che le dimissioni sono state “maturate in modo consapevole” per evitare sovrapposizioni tra gestione pubblica e attività politica, ringraziando i presidenti e i membri per l’impegno profuso. Secondo Basile, questa mossa garantisce una netta distinzione tra i due piani, preservando l’interesse della città in una fase delicata. Tale separazione, tuttavia, appare più come un pretesto formale che una reale salvaguardia istituzionale.

L’incoerenza balza agli occhi: questi stessi vertici, nominati per requisiti tecnici e incaricati di amministrare fondi pubblici e posti di lavoro, ora si preparano a candidarsi alle elezioni comunali, come trapelato da fonti locali nei giorni precedenti le dimissioni. Fino a ieri gestivano risorse comunali con obblighi di neutralità e competenza professionale; oggi, dimettendosi en bloc, puntano a ruoli politici nel Consiglio comunale per sostenere la “causa” di Basile e ottenere il premio di maggioranza al primo turno. Questa transizione diretta mina la presunta separazione invocata dal sindaco, trasformando manager pubblici in attori elettorali senza soluzione di continuità, in un evidente conflitto di interessi.

Queste dimissioni azzerano i CdA senza garantire continuità amministrativa, lasciando le partecipate – cruciali per servizi essenziali come trasporti, acqua e manutenzione urbana – in bilico durante un periodo di transizione verso il commissariamento. La mossa, orchestrata in un clima elettorale infuocato post-dimissioni di Basile (6 febbraio 2026), privilegia strategie politiche su esigenze civiche, esponendo la città a ritardi nel PNRR e nella gestione ordinaria.

Un sistema che abbiamo denunciato da queste pagine in tempi “non sospetti” e che adesso nessuno può far finta di non vedere.

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