Battaglia in Parlamento sul Ponte sullo Stretto: opposizioni all’attacco con emendamenti a raffica

Si annuncia uno scontro feroce in Senato sul decreto infrastrutture n. 32/2026, in discussione tra il 21 e il 27 aprile. Al centro del mirino l’articolo 1, che disciplina la prosecuzione dell’iter per il Ponte sullo Stretto tra Sicilia e Calabria, nonostante la bocciatura della Corte dei Conti. Opposizioni di ogni schieramento hanno presentato emendamenti a pioggia per abolirlo del tutto, liquidare la Stretto di Messina Spa e imporre nuove gare d’appalto.

Le critiche più dure arrivano da Avs: Angelo Bonelli accusa il ministro Salvini di “arroganza” per non aver recepito le osservazioni della Corte sui violazioni delle direttive Ue su appalti e ambiente. “Salvini mente per favorire i privati con 14 miliardi di soldi pubblici, sottratti a investimenti energetici cruciali”, denuncia Bonelli. I senatori Peppe De Cristofaro, Ilaria Cucchi e Tino Magni chiedono l’abrogazione totale delle norme sul collegamento stabile.

La senatrice M5s messinese Barbara Floridia bolla l’articolo come “violazione palese” delle direttive Ue, lamentando l’assenza di nuove gare e correttivi ambientali. “Salvini punta allo storytelling dei cantieri entro l’anno, lasciando un’eredità tragica a siciliani e calabresi, già colpiti da maltempo, carenza idrica e fondi razziati”, tuona Floridia, chiedendo la cassazione completa.

Anche Pd, con Nicola Irto, Lorenzo Basso e Michele Fina, propone una nuova gara internazionale e un Fondo per il dissesto idrogeologico finanziato in parte dal Ponte. “Basta menzogne: i cantieri partono nel 2030, come ammettono nei decreti sui commissari”, attacca il siciliano Antonio Nicita, citando il presidente Anac.

Non solo politica: Legambiente, Greenpeace Italia, Lipu e Wwf definiscono l’opera “senza futuro, costosissima e ad alto impatto ambientale”, ignorando i veri problemi di mobilità e territorio. Perfino la senatrice a vita Elena Cattaneo interviene con emendamenti per aggiornare gli studi geologici e sismici sull’area, focalizzandosi sulle faglie attive.

La maggioranza resiste, ma la pioggia di emendamenti preannuncia una battaglia parlamentare infuocata sul destino del Ponte.

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