
In Sicilia è in corso il fermo degli autotrasportatori, proclamato dal Comitato Trasportatori Siciliani dal 14 al 18 aprile, per protestare contro il caro carburante, l’aumento dei costi di imbarco di rimorchi e semi-rimorchi e la mancanza di risposte concrete da parte del governo. La mobilitazione coinvolge i principali porti dell’Isola e sta già causando disagi alla movimentazione delle merci.
Secondo la categoria, la situazione è diventata insostenibile per le imprese del settore, alle prese con costi operativi crescenti e con un sistema di compensazioni ritenuto insufficiente. Il Comitato parla di una protesta necessaria per richiamare l’attenzione sulle criticità che penalizzano l’autotrasporto siciliano, in particolare nelle tratte da e per l’Isola.
I motivi della protesta
Alla base dello sciopero ci sono soprattutto il rincaro del gasolio, l’aumento delle spese legate all’imbarco sui traghetti e la richiesta di misure economiche più efficaci per sostenere il comparto. Gli autotrasportatori contestano anche la lentezza nei riscontri istituzionali e chiedono impegni scritti sulle misure annunciate dal governo.
La mobilitazione, spiegano gli organizzatori, vuole mettere in evidenza il ruolo centrale del settore nella distribuzione delle merci e nella continuità degli approvvigionamenti. In alcune ricostruzioni viene sottolineato che l’adesione è ampia e che lo stop sta incidendo soprattutto sulle operazioni di carico e scarico nei porti commerciali siciliani.
I porti coinvolti
Lo sciopero interessa in particolare i porti di Catania, Palermo, Messina e Termini Imerese, dove sono stati annunciati presidi e il congelamento delle attività di movimentazione delle merci. Il fermo riguarda l’intero arco temporale tra il 14 e il 18 aprile, con conseguenze previste anche sulla distribuzione su gomma e sulla Grande distribuzione organizzata.
Le ripercussioni più immediate riguardano ritardi nelle consegne, rallentamenti logistici e possibili difficoltà di rifornimento per alcune filiere. La protesta è stata presentata come un’azione di pressione, senza blocchi stradali, ma con un impatto significativo sulla catena del trasporto merci.
La posizione delle imprese
Le imprese di autotrasporto sostengono di non avere ancora ricevuto risposte adeguate rispetto alle richieste avanzate nei mesi scorsi. In particolare, viene contestata la mancata chiarezza sui contributi e sulle misure legate al cosiddetto Sea Modal Shift, ritenuto essenziale per compensare i maggiori costi del trasporto via mare.
Il settore chiede inoltre un intervento strutturale per alleggerire il peso del caro carburante e per garantire condizioni più sostenibili alle aziende che operano in un contesto logistico penalizzato dall’insularità. Nelle prossime ore la mobilitazione potrebbe avere ulteriori sviluppi, anche in base agli eventuali segnali che arriveranno dalle istituzioni







