
Il Capovaccaio (Neophron percnopterus) è il più piccolo e minacciato avvoltoio europeo. Con appena una decina di coppie stimate in tutto il territorio nazionale, la specie è classificata come “Endangered” (in pericolo) nella Lista Rossa IUCN. Ogni singolo esemplare salvato e restituito alla natura rappresenta quindi un tassello fondamentale per scongiurare l’estinzione di questo straordinario predatore nei nostri cieli.
Proprio per questo, la storia di un giovane esemplare salvato in Sicilia lo scorso autunno assume un alto valore conservazionistico.
Grazie ai volontari dell’Associazione “La carica dei volontari O.D.V” ed al tempestivo intervento del personale della Ripartizione Faunistico Venatoria di Siracusa nonché della Fondazione Stiftung Pro Artenvielfalt, nello scorso mese di novembre un giovane rapace in evidente difficoltà, rinvenuto nel Siracusano era stato trasferito presso il Centro di Recupero Fauna Selvatica “Stretto di Messina” (CRFS), del Dipartimento Sviluppo Rurale della Regione Sicilia, gestito dall’Associazione Mediterranea per la Natura (MAN).
Grazie ai primi accertamenti sanitari sono state escluse lesioni gravi , accertando però un trauma muscolo/tendineo causato da impatto.
Lo staff del CRFS, sotto la direzione sanitaria di Fabio Grosso, si è, così, concentrato su un mirato percorso di cure e riabilitazione.
Durante tutto il periodo delle cure, gli operatori hanno adottato la massima cautela: ogni interazione è avvenuta riducendo al minimo il contatto visivo, per evitare che il giovane rapace si abituasse alla presenza umana, per non compromettere la sopravvivenza in natura.
Recuperato il peso ideale e riabilitato al volo, per il giovane avvoltoio è iniziato il percorso di ritorno alla vita selvatica. L’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale ISPRA ha preso in carico la gestione dell’esemplare in questa fase e lo ha dotato di un trasmettitore GSM/GPS, uno strumento fondamentale per monitorare i futuri spostamenti.
Successivamente, il Capovaccaio è stato trasferito in una voliera di acclimatazione dell’Ente Parco dei Nebrodi (adattata per l’occasione grazie al contributo dell’Associazione Ambiente Sicilia).
Nell’area di rilascio è stata, inoltre, predisposta una stazione di alimentazione temporanea per facilitare i contatti visivi a distanza con gli altri necrofagi della zona.
Ecco quindi il ritorno al volo nei Nebrodi a fine maggio 2026, dopo alcuni giorni di acclimatazione.
Il rilascio è avvenuto nel cuore del Parco, un’area strategica dove è presente una vitale popolazione di Grifone (Gyps fulvus) e altri esemplari di Capovaccaio: la presenza di queste comunità selvatiche rappresenta uno stimolo fondamentale per aiutare il giovane a localizzare le fonti di cibo.
La risposta del rapace è stata eccellente. Fin dai primi giorni ha mostrato una grandissima vitalità, confermando il buon esito del recupero. Presso il punto di alimentazione allestito nel sito di rilascio sono iniziati i primi incontri con gli esemplari adulti selvatici della sua specie.
Dopo qualche settimana di permanenza nel territorio del Parco dei Nebrodi, il giovane ha lasciato questa area per iniziare la sua naturale fase di esplorazione e dispersione sul territorio siciliano.
I dati inviati dal trasmettitore satellitare descrivono il pieno ritorno alla vita selvatica: ad oggi il Capovaccaio ha percorso oltre 1.500 chilometri, frequentando aree ad alta idoneità ecologica. L’analisi dei tracciati ha consentito di accertare che il giovane si stia alimentando costantemente, trovando il cibo in modo del tutto autonomo e naturale, dimostrando una perfetta integrazione nell’ambiente naturale.
Purtroppo, la vita dei rapaci selvatici è costantemente minacciata da attività umane come il bracconaggio, l’avvelenamento, l’intossicazione da piombo e l’elettrocuzione (la folgorazione causata dalle linee elettriche, sovente utilizzate per posarsi).
I dati che questo giovane Capovaccaio continuerà a inviare giorno dopo giorno saranno preziosi per i ricercatori dell’ISPRA: permetteranno di studiare la biologia di questa specie ancora poco nota e di individuare le rotte e le aree più a rischio, aiutando a pianificare azioni di conservazione sempre più efficaci.
“Il ritorno alla vita selvatica di questo esemplare sembra ormai pienamente avviato: ci auguriamo che il viaggio dai Nebrodi sia solo il primo di una lunga serie” commenta il Presidente del Parco Domenico Barbuzza. “Doveroso ringraziare tutti i volontari coinvolti per il prezioso contributo alla tutela della biodiversità dei Parchi”.







