Furto al MuMe, la Procura non esclude la pista mafiosa

Il procuratore capo di Messina, Antonio D’Amato, non esclude che dietro il clamoroso furto al Museo regionale interdisciplinare “Maria Accascina” possa esserci la mano della criminalità organizzata. «Ci stiamo chiedendo se su questo colpo milionario non ci sia anche l’opera, il coinvolgimento della criminalità organizzata di tipo mafioso, storicamente interessata al furto delle opere d’arte», ha dichiarato al Tg1.

Secondo il magistrato, al momento «non viene trascurata nessuna pista», compresa quella di «una eventuale complicità interna», con particolare attenzione ai «buchi della vigilanza o meglio degli addetti alla vigilanza». A carico dei quattro custodi in servizio la sera di Ferragosto, ora messi in ferie forzate, è ritenuta certa l’apertura di un procedimento disciplinare da parte della Regione, in attesa della relazione della direttrice del museo sui mancati atti conseguenti all’attivazione dell’allarme e quindi sul mancato avviso delle forze dell’ordine.

Il “buco” di quindici minuti e il ritrovamento delle tavole

Tra le 20.47, orario in cui le telecamere interne immortalavano i banditi col volto coperto in azione, e le 21.02, quando sono state trovate le due tavole ed è stato chiamato il 112, ci sono quindici minuti di “buco” da scandagliare per capire cosa è successo. Il ritrovamento di quelle due tavole per il procuratore avrebbe fatto scattare una rete di controlli tale da impedire che le quattro opere trafugate lasciassero la Sicilia: «Potrebbe avere indotto gli autori del furto a non varcare il confine siciliano, una ipotesi sulla quale stiamo lavorando, come su altre».

D’Amato, che segue la vicenda personalmente, ha espresso dolore per quanto accaduto: «Sono veramente addolorato insieme a tutti i colleghi della Procura per questi due eventi che hanno inferto due profonde ferite alla comunità di Messina, dapprima con il crollo della palazzina di Pistunina con le vittime, e poi questo furto al Museo. Il mio auspicio è che si recuperino innanzitutto queste importanti opere d’arte, noi faremo tutto quello che è in nostro potere per recuperare intonsi questi capolavori».

Le indagini della Scientifica e il ruolo del mercato nero

Le indagini sono affidate alla Mobile di Messina e ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, e sono gestite dai pm Maria Di Mulo e Massimo Trifirò. In Procura a Messina è stato attivato un protocollo al primo dipartimento, che si occupa non soltanto della tutela del territorio e ambientale, ma anche dei beni artistici.

Il lavoro della polizia Scientifica prosegue h24 con la visione delle decine di filmati sequestrati non solo dalle telecamere del museo, e con la repertazione di impronte e tracce, anche sulle due tavole recuperate e ora custodite nel caveau del museo. Le indagini non sono concentrate solo sulla dinamica del furto, ma anche sul mercato nero internazionale, per verificare se ci sono segnali di trattative o offerte. Ma non è da escludere che sia tutta una storia “locale”, dopo gli ingenti sequestri di droga in città e lo smantellamento di diverse reti organizzate di spaccio.

Schifani: «Non chiedo sconti, aperta una falla»

Sul clamoroso furto è tornato a parlare anche il governatore siciliano Renato Schifani: «Non chiedo sconti: a Messina si è aperta una falla e dobbiamo spiegarla. Abbiamo disposto l’ispezione, collaboriamo con gli investigatori e non proteggeremo chi avesse sbagliato».

Il presidente della Regione ha sottolineato che «la criticità sembra umana: segnali non letti o non gestiti. Un fatto grave su cui accerteremo senza indugio le responsabilità. Verificheremo turni, postazioni, segnali e tempi di reazione. Da oggi i quattro custodi sono in ferie d’ufficio e vi resteranno finché i fatti non saranno chiariti. Non è una condanna anticipata, ma una misura organizzativa».

Il racconto di chi ha trovato le tavole

È arrivata in auto, come tante altre volte, cercando un parcheggio vicino al MuMe. Ma quella sera di Ferragosto Elisabetta Bonfato, insegnante messinese, non avrebbe mai potuto immaginare di ritrovarsi davanti ad una scena che difficilmente potrà dimenticare.

Mancavano pochi minuti alle 21. «Ci ho fatto caso perché questa zona è sempre piena di auto». Durante il parcheggio i fari hanno illuminato qualcosa sul marciapiede, dunque la curiosità di capire cosa fosse e lo stupore: «Le ho viste benissimo, le ho riconosciute all’istante, erano le tavole di Antonello». Quasi incredula ha scattato foto. Ore 21.02, lo dice chiaramente la galleria del suo smartphone.

E mentre lei immortalava quelle tavole, il marito chiamava il 112. «C’era assoluto silenzio e non c’era nessuno in quel momento. Mi sono sentita responsabile delle opere». Prima dell’arrivo della pattuglia, la donna ha cercato di capire se all’interno del museo stesse accadendo qualcosa, ma non si sentiva nulla. Ha però subito notato una porta stranamente aperta. Oltre la recinzione, a pochi passi dalle tavole, una borsa plastificata, di quelle per la spesa, e sul marciapiede a pochi passi una maglia nera.

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