Messina Social City, la favola dell’internalizzazione si infrange: operatori a casa e servizi esternalizzati

La narrazione della «rivoluzione» nei servizi sociali messinesi, affidata alla nascita di Messina Social City come azienda speciale capace di internalizzare competenze e garantire continuità al welfare cittadino, si scontra con la realtà dei fatti. A denunciarlo, carte in mano, è Angela Rizzo, con la consueta attenzione ai temi del sociale.

Operatori storici lasciati a casa: la «favola» svanita

Il 30 giugno 2026 segna una data spartiacque per molti operatori che avevano prestato servizio presso Messina Social City anche per 35 mesi. Invece di essere stabilizzati o internalizzati, come promesso, questi lavoratori sono stati «lasciati a casa». La favola dell’internalizzazione, sbandierata come il fiore all’occhiello della nuova gestione, si è letteralmente volatilizzata: «Puff, svanita», scrive Rizzo.

Al posto dell’assunzione diretta, l’azienda speciale ha scelto di esternalizzare anche le nuove assunzioni, acquistando un servizio di somministrazione di lavoro a tempo determinato per un importo di 1.460,16 euro oltre Iva. Una scelta che stride con le promesse di continuità e professionalizzazione del personale, e che riporta il sistema agli affidamenti diretti tipici della vecchia gestione politicizzata dei servizi.

Infermieri: addendum «a cose fatte» per coprire le assenze

Un altro capitolo critico riguarda la copertura del personale infermieristico. Con verbale dell’Amministratore Unico n. 8 del 21 luglio 2026, Messina Social City ha preso atto della necessità di garantire la copertura delle assenze temporanee del personale infermieristico di ruolo (malattie, ferie, altri impedimenti).

Per far fronte a questa carenza, l’azienda ha stipulato un addendum alla convenzione con Collereale per le figure di Infermiere Professionale (Cat. D2), motivando la scelta con la scadenza della graduatoria e la necessità di attendere l’espletamento di una nuova selezione pubblica. Il verbale, però, è del 20 agosto 2026 ed è stato pubblicato il 28 agosto, «a cose fatte», quando la scadenza dell’addendum era già prevista per il periodo 20-31 agosto 2026. Una tempistica che solleva interrogativi sulla programmazione e sulla trasparenza delle procedure.

Assistente bagnanti: la carenza scoperta «con ritardo»

Altro nodo cruciale riguarda gli assistenti bagnanti, figure essenziali per garantire la sicurezza sulle spiagge messinesi durante la stagione estiva. Solo il 21 luglio 2026, secondo quanto emerge dal verbale dell’Amministratore Unico, l’azienda si sarebbe «resa conto» della carenza di questi profili professionali sul mercato locale.

Per ovviare al problema, Messina Social City ha stabilito di stipulare una convenzione con l’A.S.D. Sporting Club Messina, società affiliata alla Federazione Italiana Nuoto (F.I.N.), al fine di reperire e integrare gli assistenti bagnanti mancanti. «Il 21 luglio (sic) si sono resi conto che gli assistenti bagnanti ERANO INSUFFICIENTI. E’ da dire che sono: perspicaci e arguti», ironizza Rizzo, sottolineando il ritardo con cui l’azienda ha affrontato una criticità prevedibile e ciclica.

Otto anni di denunce: «Nessuna programmazione, solo clientelismo»

«Da 8 anni scrivo che la Messina Social City non ha nessuna programmazione e men che meno visione globale del sistema di welfare che serve alla città di Messina», denuncia Rizzo. Un’azienda che, secondo la sua ricostruzione, «si trascina stancamente con servizi vecchi come il cucco», ereditati da un’epopea iniziata nel 1988 con due soli servizi: Casa Serena e l’assistenza domiciliare agli anziani, suddivisa per zone della città (nord, centro e sud).

In quel periodo, la «lottizzazione politica» avveniva «con una precisione certosina, servizio per servizio, addirittura dipendente per dipendente», con affidamenti diretti e senza bandi di gara. Il «periodo d’oro» dei servizi sociali messinesi, ricorda Rizzo citando un’analisi di Sebastiano Caspanello sulla Gazzetta del Sud, coincide con la sindacatura di Franco Providenti: nel 1994 nacquero l’assistenza domiciliare per i familiari dei portatori di handicap gravi, tre comunità alloggio per disabili psichici, l’asilo nido di San Licandro, i centri di aggregazione giovanile di Bordonaro, Camaro, Villaggio Aldisio e Santa Lucia sopra Contesse, e il trasporto dei portatori di handicap ai centri occupazionali riabilitativi.

Il copione non cambia: «Solo un grande bluff politico»

«Cambiano gli attori politici ma il copione rimane sempre lo stesso», osserva Rizzo. Il cambiamento annunciato con la nascita dell’Azienda Speciale per i servizi sociali si rivela, a suo dire, «un grande bluff politico». Anzi, si sarebbe tornati indietro: «Quando gli affidamenti venivano fatti senza bandi, nessun servizio nuovo è stato attivato, i lavoratori continuano a dire grazie al padrone e gli utenti sono orpelli marginali: inascoltati e ignorati».

«Prima dovevano dire grazie ai vari cartelli politici, oggi grazie lo dicono a un solo cartello. Lo diranno sempre e comunque questo GRAZIE», conclude Rizzo, definendo la situazione «un grande capolavoro di clientelismo politico».

«Ho il diritto di sapere»: la cittadinanza vigila sulla spesa pubblica

Nella sua veste di cittadina, Angela Rizzo rivendica il diritto di sapere come vengono gestiti e spesi i fondi pubblici, e se la gestione ha ricadute concrete sul territorio e sugli utenti. «Chiedere non è reato di lesa maestà», ribadisce, citando la giurisprudenza della Suprema Corte: «Quel diritto di esprimere le proprie opinioni, diritto che costituisce uno dei cardini di una democrazia matura e che, per tale ragione, figura in posizione centrale nella vigente Carta Costituzionale».

I diritti di cronaca e di critica, ricorda, «discendono direttamente dall’art. 21 della Costituzione e non sono riservati solo ai giornalisti o a chi fa informazione professionalmente ma fanno riferimento all’individuo uti civis». «Chiunque, pertanto, e con qualsiasi mezzo, può riferire fatti e manifestare opinioni e chiunque – nei limiti dell’esercizio di tale diritto – può produrre critica e cronaca».

Una lezione di cittadinanza attiva, che invita l’amministratore di turno a non sottrarsi al confronto e alla trasparenza, e che mette sotto i riflettori le criticità di un sistema che, nonostante le promesse di rinnovamento, sembra ancora lontano dal garantire un welfare efficiente, programmato e davvero al servizio dei cittadini messinesi.

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