Addio a Francesco Paolo Fulci, un grande italiano della diplomazia

FRANCESCO PAOLO FULCI, PRESIDENTE FERRERO

Sono state celebrate nella Chiesa di San Bellarmino le esequie di Francesco Paolo Fulci, storico esponente della diplomazia italiana nel mondo, protagonista ai vertici della Farnesina, morto all’età di 91 anni. Una vera “leggenda”, omaggiato da moltissimi esponenti della politica italiana, ed apprezzato da tutti i leader mondiali.

Nato il 19 marzo 1931 a Messina, dove si laurea, con lode, in giurisprudenza, dopo aver conseguito un master in diritto comparato alla Columbia University di New York, grazie a una borsa Fulbright, ha frequentato l’Accademia di diritto internazionale dell’Aia e il Collegio d’Europa di Bruges, Fulci vince il concorso diplomatico nel 1956. Tra i numerosi ruoli ricoperti in carriera spiccano quelli di ambasciatore in Canada.

Rappresentante permanente prima della Nato a Bruxelles e poi all’Onu a New York. Fulci è stato Capo della Segreteria del presidente del Senato Amintore Fanfani, nonché successivamente segretario Generale del Cesis (Comitato Esecutivo per il Servizi di Informazione e di Sicurezza). Alle Nazioni Unite fu ‘leggendarià la battaglia per bloccare una riforma del Consiglio di Sicurezza che avrebbe allargato l’organismo solo ad alcuni paesi escludendo l’Italia. Al termine della carriera diplomatica (era in pensione dal 2000), ha contribuito con i suoi contatti e con la sua esperienza alle relazioni internazionali del Gruppo Ferrero, di cui è stato presidente dal 2011 al 2019. È stato insignito di numerose decorazioni da parte di Stati stranieri e di tre lauree ad honorem in prestigiose università nordamericane.

Nel corso di una lunga e blasonata carriera Fulci ha servito l’Italia in importanti capitali mondiali come Tokyo, Parigi, Mosca. Dal 1976 al 1980 è stato Capo della Segreteria del presidente del Senato Amintore Fanfani. Dal 1980 al 1985 è stato ambasciatore d’Italia in Canada e dal 1985 al 1991 ambasciatore alla Nato. È stato segretario generale del Cesis tra il 1991 il 1993, l’anno in cui è stato inviato a New York. Come Rappresentante permanente all’Onu (incarico prolungato eccezionalmente dal Governo per quasi due anni dopo il raggiungimento dei limiti d’età), tra il 1993 e il 1999, Fulci ha portato un approccio innovativo nella diplomazia multilaterale, dando particolare importanza al coinvolgimento stretto e costante di tutti i suoi collaboratori, soprannominato « Fulci boys», la comunicazione con l’esterno e i rapporti personali: un mix che ha portato l’Italia a vincere 27 elezioni su 28 al Consiglio di Sicurezza, grazie a una strategia politica così efficace che ha fatto attribuire alla sua squadra l’appellativo di ‘macchina elettorale italianà. Tra le vittorie, la più importante fu quella dell’ottobre 1994 (ottenuta con 167 voti su 170) per un seggio non permanente in Consiglio di Sicurezza.

Fulci fu per due volte presidente di turno del massimo organo di governo politico del’Onu, nel settembre 1995 e nel dicembre 1996, il mese durante il quale si definì l’elezione del segretario generale Kofi Annan. Nel 1997 Fulci fu il primo degli eletti nel Comitato Onu per i diritti del fanciullo a Ginevra, poi, nel gennaio 1999 quando ormai era in scadenza, presidente dell’Ecosoc: il primo italiano dalla fondazione nel 1947 dell’organismo dell’Onu per lo sviluppo economico e sociale. Nel 1995, in collaborazione con gli ambasciatori d’Egitto, Messico e Pakistan, Fulci aveva creato il cosiddetto ‘Coffee Club’, un gruppo di Paesi impegnati a opporsi all’aumento dei membri permanenti e favorire invece l’ampliamento dei non permanenti: una linea ripresa e che continua ad essere portata avanti, su impulso del nostro paese, dal gruppo Uniting for Consensus, che da anni si batte per un Consiglio di Sicurezza più democratico e rappresentativo, bloccando il tentativo di Germania, India, Giappone e Brasile di ottenere un seggio permanente nel Consiglio, lasciando in questo modo fuori altri Paesi non meno qualificati tra cui l’Italia.

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