Mussolini a Messina, no alla “cancel culture” ma serve una spiegazione

di Domenico Mazza – Cominciamo dalla mia opinione, che è quella di un giovane studioso, di uno storico alle prime armi: la storia ha travolto tutto, compresa quella scritta. Tutti avevano dimenticato l’esistenza di quel marchio, quindi si sarebbe potuto lasciare coperto o sbiadito che fosse.

La scritta fu probabilmente dipinta nel 1937, ad agosto, alla vigilia della visita di Mussolini nella città. Il discorso, tenuto a bordo di una prua ricostruita a Piazza Municipio, durò 10 minuti (tra i più lunghi che abbia mai tenuto il capo del fascismo) e fu più volte interrotto dalla folla festante: “Il mio viaggio in Sicilia ha scopi pacifici e costruttivi!” ribadiva ai messinesi riuniti in piazza.

Tuttavia, appare intellettualmente onesto evidenziare cosa Mussolini ha fatto per la città: Messina fu senz’altro ricostruita dopo il terremoto grazie all’impegno “titanico” di monsignor Angelo Paino, figura familiare nell’anticamera del duce. Recenti studi, tuttavia, fanno emergere come a Paino non interessava la politica ma soltanto il bene per la sua città. Infatti, l’arcivescovo, si interessò tanto della città terremotata quanto della ricostruzione della Messina bombardata, incontrando personalmente, e in più di un’occasione, il presidente del consiglio Alcide De Gasperi. E perché Messina fu ricostruita dopo la guerra senza particolari sconvolgimenti? Perché molti palazzi bombardati furono ricostruiti e non abbattuti? Perché lo permise la legge sulla tutela del patrimonio artistico voluta da Giuseppe Bottai (Legge 1° giugno 1939, N.1089), l’intellettuale del fascismo, l’uomo forte del MinCulPop.

E allora, ritornando al 2023, sorge spontanea una domanda, soprattutto di fronte a una città testimone di tragedie, speculazioni e farse: “Quelle scritte vanno rimosse”? La “Cancel Culture” non è una bella cosa ma il contesto culturale e sociale italiano è oggettivamente delicato, a tratti gelatinoso, non in grado di spiegare a un bambino chi realmente sia stato Benito Mussolini, e quindi il fascismo. Il caso Vannacci, ad esempio, ha evidenziato tutta la fragilità della cultura di destra che il ministro Gennaro Sangiuliano vorrebbe competitiva rispetto all’egemonia culturale di sinistra.

Allora propongo che sotto quelle scritte venga posta una targa, simile a quelle turistiche sparse per la città, nella quale si spieghi cosa è stato il fascismo per l’Italia e gli italiani. Badate bene, non il fascismo per i messinesi ma il fascismo per gli italiani, poiché le bombe inglesi nel 1943 caddero a Messina quanto a Roma, quanto a Genova.

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