
Da quando è stato nominato presidente dell’Azienda siciliana trasporti (Ast) a settembre 2025, Luigi Genovese si è ritrovato al centro di un ciclone di proteste e controlli istituzionali. Il giovane ex deputato regionale, figlio di Gaspare Genovese, è passato rapidamente dal ruolo di novità politica a “simbolo” di una gestione aziendale giudicata instabile da sindacati, ex lavoratori e parte dell’opposizione.
Genovese è stato scelto dal Cda di Ast, su indicazione della Presidenza della Regione, come successore di Alessandro Virgara, dimissionario dopo un anno di guida della società. La nomina è stata contestata da subito: il fatto di avere solo 29 anni e un curriculum politico più che tecnico ha scatenato critiche di “figlio d’arte” e “premio di regime” nei confronti sia del governo Schifani sia del mondo dei trasporti pubblici siciliani.
Il punto di rottura è arrivato nel marzo 2026, quando Ast ha comunicato la cessazione degli incarichi di 157 lavoratori somministrati, con 10 persone a Palermo, 12 a Modica, 9 a Siracusa e 4 a Catania, mentre le sedi di Messina e Trapani restavano invariate. Questa scelta, formalizzata in una nota firmata da Genovese e dalle consigliere del Cda Claudia Rappa e Alessandra Scimeca, ha innescato un sit‑in dei lavoratori e un’ondata di critiche contro il presidente, che è stato chiamato pubblicamente a rassegnare le dimissioni.
Parallelamente, si è consolidata la mobilitazione di un gruppo di ex lavoratori che hanno già presentato al Tribunale di Santa Maria di Gesù un ricorso collettivo per ottenere il riconoscimento del rapporto di lavoro e, in prospettiva, l’assunzione in Ast. Questo filone giudiziario si interseca con la vicenda dei concorsi per operatori di esercizio, che sono stati oggetto di un’inchiesta parlamentare culminata in una determinazione della IV Commissione dell’Ars accolta da Genovese come atto politico, ma non ancora tradotto in concorsi formali.
Il piano di risanamento Ast 2025‑2029, teoricamente approvato lo scorso anno nelle sedi aziendali, sindacali e istituzionali, è al centro del nuovo conflitto. Secondo una lettera della Regione, il Piano sarebbe in pratica “inattuabile” e richiederebbe una rielaborazione, perché non riesce a coprire le uscite legate al lavoro interinale e ai costi del personale, con un conto 2025 che vede una perdita di esercizio stimata intorno a 1,4 milioni, uno scostamento negativo di 3,8 milioni e un debito complessivo che supera le decine di milioni.
La commissione Trasporti dell’Ars ha convocato Genovese per martedì 24 marzo 2026, per chiarire la gestione economico‑finanziaria, la questione dei noli a caldo e il taglio dei contratti di lavoro somministrato. Il presidente Ast, in una nota, si è difeso rimandando al piano già approvato e accusando “rappresentazioni imprecise e fuorvianti” della stampa, ma la convocazione in aula rischia di trasformarsi in un vero e proprio esame politico per il governo Schifani, che ha voluto la sua nomina.
Mentre il parco autobus di Ast resta in parte vetusto e la carenza di personale interno continua a generare disagi, la sede di Messina – insieme a Trapani – è stata una delle poche a non subire tagli di personale, un dettaglio che non basta però a stemperare il clima di tensione. Per i cittadini, il rischio tangibile è che la bufera politica su Genovese si traduca in ulteriori riduzioni di servizi, ritardi e incertezze sul futuro del trasporto interurbano, proprio mentre l’azienda è stata ufficialmente inserita tra le partecipate strategiche della Regione.







