QUELLA PARTE DEL PD CONTRO RIDOLFO: RICHIESTE DIMISSIONI DEL SEGRETARIO PROVINCIALE

Tornano le “intense mattinate” del Pd: dopo mesi di silenzio, adesso si riprende con le ricorrenti conferenze stampa.  Appena ieri era toccato all”’epurato” Daniele Zuccarello, sfiduciato dai colleghi di gruppo in consiglio comunale, oggi invece sono i padroni di casa del circolo Libertà a convocare i giornalisti.

Un sabato mattina di fuoco: nervi a fior di pelle e unghie in vista; l’ira data dalla decisione di rinviare l’Assemblea Provinciale del Partito, prevista per oggi, è venuta fuori senza filtri. Progressisti democratici, rete OffDemo e BigBang! hanno ritenuto di voler dire legittimamente la propria circa la cancellazione -in corner- dell’incontro che avrebbe dovuto tenersi proprio stamattina e che era stato convocato la scorsa settimana. (Non passa inosservata la presenza dell’ ex genovesiana di ferro, oggi vicina a quei “traditori” contro cui puntava il dito fino a pochissimo tempo fa: la prof.ssa Liliana Modica).

La notizia del forfait sarebbe arrivata grazie al più classico e vintage dei passaparola: decisamente poco istituzionale! Questo cambio di programma a poche ore dall’assemblea sarebbe, secondo l’area Renzi, conferma della “vacuità e la indeterminatezza della guida politica di Ridolfo”, del quale, in accordo con civatiani e pittelliani, i seguaci del premier, chiedono la testa, ovvero le dimissioni.

“Da oltre quattro mesi guida un Partito incapace di assumere una posizione politica”, stando a quanto sostenuto in conferenza stampa. La principale critica mossa dai democrat riguarda il silenzio mantenuto su tematiche di enorme importanza locale e regionale: “in questi mesi nessuna proposta sulla città a parte Zuccarello e Quero”, commenta Alessandro Russo che chiama in causa anche la questione città metropolitane, tema bollente sul quale il Pd si sarebbe fatto bruciare da altre realtà politiche, rimanendo fuori dal dibattito.

Il segretario provinciale sotto accusa non avrebbe rivestito il ruolo di “ figura super partes, perché sempre legata alle decisioni e alle posizioni di una sola parte, nello specifico quella degli Onorevoli Genovese e Rinaldi”, secondo gli insoddisfattissimi ospiti dell’odierno incontro.

Ma facciamo un passo indietro: ragione del rinvio, al centro della polemica, sarebbe stata l’incapacità del segretario di trovare un accordo tra le diverse anime del partito che, mesi fa, individuarono, di concerto, proprio in Ridolfo, un garante di quell’equità che le sensibilità democratiche ricercavano da tempo. La richiesta che oggi viene presentata è netta e categorica: dimissioni, commissariamento e congresso provinciale “serio, dibattuto, aperto al confronto e finalmente credibile”.

In soldoni, la solfa è la stessa di sempre: le richieste appaiono le medesime dei mesi scorsi e di quelli prima e gli altri prima ancora. I “giovani” conducono le loro battaglie contro lo strapotere di quella maggioranza che ha un nome e un cognome notissimi (Francantonio Genovese), sbattono i piedi e armano battaglie e finiscono feriti a terra mentre il generale lascia il campo di guerra con la divisa ancora linda e inamidata. Alla fine siedono tutti al tavolo delle trattative, gli armistizi vengono firmati: ciascuno confida apparentemente nel rispetto che gli altri avranno degli accordi sottoscritti ma sanno bene che così non sarà. Qualcuno, poi, a quel tavolo neanche si siede. Ma la storia insegna e, finisce anche stavolta come nel caso Molotov-Ribbentrop: era ovvio che la Germania avrebbe invaso la Polonia. Così com’era altrettanto chiaro che quel 50% e 50% , originariamente pattuito tra le correnti interne al partito, si sarebbe trasformato presto in ben altra percentuale.

E giù a parlare ancora di commissariamento, tesseramento, condizionamento. “Una gestione unitaria a Messina non è possibile farsi perché dipenderà sempre da Genovese”, lo sostiene Palano Quero ma anche altri colleghi presenti quest’oggi, scontenti e delusi democratici della città e della provincia, stufi di soprusi e disparità di sorta. Ciò che vien chiesto, oltre al passo indietro di Ridolfo, anche il seguente commissariamento e, ovviamente, un congresso che sia libero. In effetti, dopo quattro mesi, essere ancora fermi al riequilibrio dell’assemblea non depone bene e questa stasi è la stessa per la quale, dopo tutto questo tempo, le richieste e le istanze delle minoranze sono sempre identiche. Insomma il Pd non sarà morto come qualcuno dei fedelissimi al partito teme ma di certo ha dinamiche clamorosamente noiose al suo interno. Ci sarebbe poi da porsi il problema dell’innovazione e del cambio di guardia perché dalla rottamazione sembra esser venuto fuori il risultato più grottesco: i veri rottamati sembrano proprio i “giovani turchi” (nell’accezione storica democristiana) ancora, sempre e comunque, lì a scalpitare per un po’ di democrazia e dialogo interno al partito. E intanto coloro i quali si volevano rottamare, in nome di una politica nuova e migliore, oggi sono “i renziani”, quelli della corrente di maggioranza per di più. (@eleonora.urzì)

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